Carcere Bari, morte Carlo Saturno: suicidio o omicidio?

Suicidio od omicidio nel carcere di Bari? – Un nuovo caso Cucchi? E’ presto per dirlo, ma ciò che è successo nell‘istituto penitenziario di Bari riporta l’attenzione sullo stato delle carceri in Italia e sulla funzione, il più delle volte solamente ipotetica, rieducativa che esse dovrebbero avere. Carlo Saturno, un ragazzo di 22 anni, è morto dopo il ricovero d’urgenza in ospedale: il giovane era stato trovato appeso a un lenzuolo all’interno della propria cella. La storia di Saturno ha fatto insospettire la sua famiglia che adesso chiede che venga fatta chiarezza sull’intera vicenda: il ragazzo era parte civile in un processo intentato contro nove agenti di polizia penitenziaria, accusati di maltrattamenti.

Sei anni fa la denuncia, ma il processo è ancora in corso – Aveva sedici anni Carlo Saturno quando, insieme ad altri reclusi del carcere minorile di Lecce, denunciò gli abusi che dichiarò di aver subito da parte dei propri carcerieri. Il processo è ancor oggi in corso di svolgimento e ma Saturno non potrà più testimoniare. Il giovane è stato trovato impiccato lo scorso 30 marzo all’interno della propria cella, ma, a distanza di una settimana, tanti sono i dubbi che circondano la vicenda, al punto che è stata aperta un’inchiesta. Gli inquirenti hanno disposto l’autopsia sul cadavere e intanto iniziano a trapelare le prime indiscrezioni sulle indagini.
Secondo quanto rivelato da La Repubblica, il giorno prima del presunto suicidio il ragazzo potrebbe essere stato vittima di un pestaggio da parte di agenti della polizia penitenziaria. Inoltre i medici che hanno tentato di salvare la vita del ragazzo nutrirebbero delle perplessità che all’origine dell’asfissia ci sia davvero l’azione del lenzuolo contro la gola di Saturno.
A commentare senza mezzi termini la vicenda è intervenuta la sorella della vittima, Anna Saturno: «Mio fratello non si è suicidato ma è stato ammazzato. Sono sicura che lo picchiassero. Mi diceva di stare tranquilla. Come accadeva a Lecce. Ora voglio sapere la verità. Voglio sapere di chi è la colpa. Voglio sapere perché al posto di educare, dato che a questo dovrebbe servire il carcere, facevano altro».

Simone Olivelli