Costa d’Avorio: elicotteri francesi salvano ambasciatore giapponese

Abidjan – Continuano gli scontri in Costa d’Avorio dove da mesi la tensione è altissima per via delle azioni militari da parte delle truppe fedeli a Laurent Gbagbo, l’ex presidente che, nonostante sia uscito sconfitto dalle elezioni svoltesi lo scorso novembre, non ha accettato il verdetto proveniente dalle urna e pretende di non cedere il potere nelle mani del suo successore Alassane Ouattara. Nella giornata di oggi si è registrato un attacco da parte dell’aviazione francese, nell’ambito di una missione Onu, contro le milizie di Gbagbo: obiettivo distruggere l’armamento pesante dell’ex presidente installato sul tetto dell’ambasciata giapponese. A essere messo in salvo è stato anche lo stesso ambasciatore nipponico, Yoshifumi Okamura, insieme a sette componenti del suo staff.

«Il Giappone ha chiesto l’intervento dell’Onu» – A parlare della missione è stato il portavoce delle forze armate francesi, Thierry Burkhard, che ha dichiarato: «Le autorità giapponesi hanno chiesto alle Nazioni Unite di entrare in azione e l’Unoci (la missione dell’Onu in Costa d’Avorio) ha chiesto a Licorne (il nome del contingente militare francese) di predisporre i mezzi per l’evacuazione».
Gli elicotteri francesi hanno distrutto in parte gli armamenti delle milizie di Gbagbo che avevano iniziato a sparare. Poi si è decisi per il salvataggio dell’ambasciatore che si era rifugiato in un palazzo nelle vicinanze: i militari hanno lanciato una fune dal velivolo e hanno così issato a bordo Okamura.
A fare il punto della situazione, in terra transalpina, è stato il ministro della Difesa, Gerard Longuet, che ha riferito che il presidente ivoriano uscente dispone di circa mille uomini, di cui duecento sono disposti a difesa della propria residenza che nelle ultime ore è stata asserragliata dalle truppe vicine a Ouattara.
Dagli Stati Uniti, intanto, vengono confermate le intenzioni di proseguire con le trattative diplomatiche ma la resistenza di Gbagbo fa temere che esse non basteranno a convincerlo ad accettare il verdetto voluto dal popolo ivoriano.

Simone Olivelli