L’ultima di Scilipoti: copia e incolla dai fascisti

Da quando Domenico Scilipoti è riuscito a uscire dall’anonimato dell’emiciclo, ha dato prova di straordinaria “intraprendenza”. L’ex dipietrista convinto, che ha dato vita al Movimento di Responsabilità Nazionale (vicino alle cause del governo), non smette mai di stupire e di consegnare alla cronaca politica più leggera spunti di incontenibile creatività. L’ultima di Scilipoti è il “copia e incolla” che il responsabile ha fatto in occasione della redazione del Manifesto del suo Movimento. Un’operazione complessa, che ha spinto il folcloristico deputato ad attingere a piene mani da un testo impegnativo come il Manifesto degli intellettuali fascisti del 1925, compilato sotto le indicazioni di Giovanni Gentile.

Un copia e incolla storico – Mettiamola così: quando a dicembre Domenico Scilipoti ha realizzato che la costituzione del suo Movimento di Responsabilità Nazionale era imminente, tante domande avranno fatto capolino nella sua mente: E ora? Che cosa dico? Cosa racconto? A cosa ci ispiriamo? Quesiti angoscianti, che – c’è da immaginarselo – avranno tolto il sonno all’ex dipietrista in piena crisi di identità politica. Per questo non c’è da condannare la scelta del povero Scilipoti che, incalzato dagli eventi, ha dovuto correre ai ripari e trovare una soluzione tempestiva ai problemi più stringenti. Come la realizzazione di un Manifesto, da consegnare alla stampa per dimostrare di avere le idee chiare su ciò che i Responsabili intendevano fare. Un testo ufficiale da mostrare con orgoglio e da sfogliare nei giorni bui dell’incertezza. Ma come fare? Da dove cominciare? La risposta, l’infaticabile Scilipoti, l’ha trovata nel Manifesto degli intellettuali fascisti vergato nel lontano 1925. Un testo importante e solido, compilato su indicazione di Giovanni Gentile, nel quale l’ex esponente dell’Idv ha rintracciato qualcosa di affine alla sua causa politica. Tanto da spingerlo a procedere con un disinvolto “copia e incolla”, degno dei più temerari frequentatori della storia.

Due testi a confronto – Dall’analisi comparata dei due manifesti, si nota dunque che qua e là il “responsabile” ha tentato di metterci del suo o, per lo meno, di aggiustare (per così dire) il tiro. Al posto dell’avverbio “intimamente” indicato dagli intellettuali del Ventennio Scilipoti ha inserito “internamente“, senza dimenticare – ovviamente – di sostituire il termine fascismo con quello di responsabilità nazionale. Un “copia incolla” ragionato, insomma, che ha permesso all’ex dipietrista di comprendere l’opportunità di depennare parole insidiose, come futuro, che ricorrevano sistematicamente nel testo del ’25. Il motivo? Nonostante il prestigioso “copyright” di Gentile, Scilipoti ha pensato che il termine avrebbe potuto insolentire Silvio Berlusconi (poiché rimandava al Futuro e libertà appena battezzato da Gianfranco Fini) e ha quindi coscientemente scelto di ometterlo. Ma la vera chicca si trova nel’ultimo punto della “bibbia” scilipotiana: “Responsabilità – si legge – è concezione austera della vita, non incline al compromesso, ma duro sforzo per esprimere i propri convincimenti facendo sì che alle parole seguano le azioni”. Concetto vistosamente ripreso dagli intellettuali fascisti: “La patria – scrivevano –  è concezione austera della vita (…) duro sforzo di idealizzare la vita ed esprimere i propri convincimenti nella stessa azione o con parole che siano esse stesse azioni”. Cosa? Quel “non incline al compromesso” è opera del malfermo Scilipoti? Davvero una trovata epocale!

Maria Saporito