“Timeline”: gli Yellowjackets festeggiano 30 anni di fusion

Recensione del nuovo album degli Yellowjackets – Restare uniti, nonostante passino gli anni, le mode e gli stili. Questa è la sfida più grande che si trova ad affrontare qualunque band, e questa è la prima prova brillantemente superata dagli Yellowjackets, band seminale della scena fusion, il cui nocciolo (composto dal tastierista Russell Ferrante e il bassista Jimmy Haslip) è rimasto intatto da tre decadi, senza spostarsi di un millimetro. Nati nel 1981 dalle ceneri del  Robben Ford Group, dopo l’abbandono dell’omonimo chitarrista, gli Yellowjackets festeggiano quest’anno i trent’anni di attività all’insegna di una celebrazione tutt’altro che nostalgica. Significativo è il fatto che a segnarla siano la firma con una nuova casa discografica, la Mack Avenue Records, e la pubblicazione di un nuovo album, intitolato Timeline (distribuito in Italia da Egea): non, come si potrebbe immaginare, una raccolta per celebrare l’anniversario della band, ma un nuovo e fresco album di inediti. Più che una rivisitazione passatista, una linea di proiezione per gli anni di qui a venire della band, forse ultima e degna erede dei Weather Report di Jaco Pastorius e Joe Zawinul.

Se c’è una caratteristica degli Yellowjackets è quella di rimanere sempre abbastanza fedeli a sé stessi, sebbene attorno a Ferrante e Haslip i compagni di viaggio si siano sempre alternati. Questa volta ad accompagnarli ci sono il sassofonista Bob Mintzer e il batterista/tastierista Will Kennedy. Il primo, in particolare, è protagonista di questo album, visto che quattro delle undici composizioni di Timeline portano la sua firma. Nessuna sorpresa, quindi, che Mintzer e i suoi fiati godano della completa libertà di spaziare in lungo e in largo, passando da brevi fraseggi vorticosi di marca Coltrane (My soliloquy) a melodie di stampo geometrico nella strepitosa Why is it, accattivante brano di apertura dell’album, in cui le tastiere di Ferrante si muovono cristallinamente in sincrono con i fiati, mantenendo un esaltante funky-groove di sostegno. Tra gli altri episodi felici dell’album da segnalare anche Magnolia, brano che vede il ritorno del figliol prodigo Robben Ford, autore di un vigoroso assolo di chitarra blues, sporcato da un pesante Wah-wah.

La fusione strumentale e compositiva è perfetta, anche se questa volta gli Yellowjackets trascurano un po’ le radici funky e hard-bop (quelle in cui forse danno il loro meglio), concedendo più spazio a ballad di ampio respiro (la title track Timeline) o a suggestioni swing (in Numerology e in Like Elvin, brano-tributo al grande Elvin Jones, che vede la collaborazione del trombettista John Daversa). Colpiscono alla testa più che alla pancia, Ferrante e soci; impressionano per la perfetta esecuzione ma mancano a tratti di ispirazione “pura”. Eppure anche questa volta il responso, dopo trent’anni, è sempre lo stesso: se amate la fusion, dovete passare da qui.

Su questo sito trovate immagini, video e alcune anticipazioni audio dell’album.

Roberto Del Bove