Cardinale Bagnasco: Il precariato deve essere solo una fase transitoria

Cardinale Bagnasco a Genova – La politica dovrebbe fare rima con giustizia. L’auspicio viene dall’arcivescovo di Genova, il cardinale Angelo Bagnasco, che ha parlato oggi nel corso di un incontro tenutosi nel municipio III Bassa Valbisagno della città di Genova. Il riferimento del presidente della Conferenza Episcopale Italiana (Cei) non è all’esercizio che di essa se ne fa nei tribunali, ma a una giustizia che punti a «riconoscere a ciascuno il suo, il proprio diritto e il proprio dovere, perché le cose devono essere sempre coniugate».
Il desiderio di Bagnasco, che di questi tempi pare più adatto al regno dell’utopia che a quello del realmente possibile, va a scontrarsi con la constatazione dello stallo che da mesi, forse anni, caratterizza la politica in Italia, soffocata nella morsa degli interessi personali: si fa politica per guadagnare qualcosa o per non perderla ed il resto lo si lascia ai manuali di educazioni civica.
Le parole dell’arcivescovo del capoluogo ligure pur essendo un «richiamo che fa sempre bene a tutti noi a tutti i livelli e in tutte le forme» rimangono comunque dirette perlopiù al «livello più alto, quello dove si legifera».

Precariato come fase transitoria – Il discorso del cardinale Bagnasco ha poi centrato un argomento ben preciso che mette in apprensione i cittadini e che invece sembra essere fuori dall’agenda dei politici: il lavoro. Secondo il presidente della Cei, «il tema del lavoro è un problema noto e molto grave» e all’interno di esso «il precariato lavorativo dovrebbe essere solo una fase transitoria» perché «se per un verso è stato ed è una possibilità ‘meglio che niente’, qualora diventasse stabile non raggiungerebbe lo scopo che si è prefisso».
L’obiettivo deve rimanere quello che vede il precariato come una forma di lavoro «il più possibile breve, per poter diventare lavoro a tempo indeterminato e per dare anche la possibilità di un futuro, di un progetto di vita».

Simone Olivelli