Fernanda Pivano? La ricordiamo anche per i suoi gioielli

A quasi due anni di distanza dalla propria morte, Fernanda Pivano viene ricordata grazie ad una mostra presso la Galleria Credito Valtellinese di Milano. Non sarà esposto quasi nulla di tutto ciò che potrebbe evocare un qualche aspetto della brillante  e coraggiosa carriera di una giornalista arguta e di una traduttrice temeraria, ma ogni curioso che avrà voglia di farsi una passeggiata fra gli “affari” di Fernanda Pivano avrà modo di entrare in un mondo intimo e delizioso, fatto di gioielli e piccoli oggetti. Ebbene sì: alla piccola donna che divenne celebre per la propria traduzione dell’ “Antologia di Spoon River” e che coltivava l’amicizia di persone del calibro di Fabrizio De Andrè piacevano i gioielli. Non gli piaceva indossarli per poter sfoggiare la loro bellezza, né tenerli a casa per rendere omaggio a quel lusso che per lei, donna forte della propria intelligenza e delle proprie idee, non aveva mai costituito un valore. A Fernanda Pivano piacevano i gioielli perché le piaceva ricordare cosa ci fosse dietro ogni piccolo oggetto grazioso che conservava, le piacevano in quanto veicolo frivolo e nostalgico di persone e memorie che, magari, appartenevano a tempi andati, ormai irriproducibili. Anche foto, lettere e documenti saranno esposti a Milano fino al diciotto luglio, giorno che precede esattamente di un mese il secondo anniversario della morte di questo mostro sacro del mondo culturale del novecento. Le sue minuziose traduzioni portarono in Italia opere alle quali molti, al giorno d’oggi, non saprebbero rinunciare. È merito suo se Hemingway è approdato all’interno di questa penisola a forma di stivale, accompagnato da altri due o tre scrittori come Kerouac, tanto per nominarne uno. Il titolo della mostra, che ha aperto i battenti il cinque aprile, è “Fernanda Pivano. Viaggi, cose, persone”. L’ingresso all’esposizione è libero dal martedì alla domenica da mezzogiorno alle diciannove e trenta.

Martina Cesaretti