Libia, la Nato sbaglia ancora. I ribelli: stanno con Gheddafi

Per la Nato la tragedia dei cinque ribelli uccisi ieri a Brega dai raid occidentali è stato soltanto un errore tecnico, come ne possono capitare in una qualsiasi operazione militare. E’ successo, poteva capitare. Quindi, secondo l’ammiraglio Russell Harding, vice comandante dell’operazione Unified Protector, niente scuse da porgere agli insorti. Anzi, la cosa da sottolineare in questo momento è che sul fronte le manovre militari restano “fluide, non in una situazione di stallo”. Insomma, dai cieli della Libia si continua a bombardare, le cose continuano a muoversi. Harding sottolinea inoltre il fatto che “c’è una chiara indicazione da parte della comunità internazionale per trovare con urgenza una soluzione politica a questo conflitto.

Un conflitto che però in Libia continua a consumarsi sul terreno. Casa per casa, città per città. E Muammar Gheddafi, al di là degli annunci e delle provocazioni diplomatiche lanciate a insorti e comunità internazionale, non sembra per ora voler perdere tempo con soluzioni politiche. Subito dopo i raid occidentali, a Brega le milizie gheddafiane hanno intensificato i loro bombardamenti sulla città, uccidendo un medico accorso sul posto per curare i feriti. Fuoco anche su Misurata, dove sono morte altre cinque persone e ferite più di venticinque. Anche se ancora in mano agli insorti, la città è isolata ormai da giorni ed è raggiungibile solo via mare. Ieri una nave francese è riuscita ad attraccare nel porto, scaricando cento tonnellate di aiuti. Un’impresa che sta diventando difficilissima, dato che l’artiglieria del Colonnello riesce a bloccare l’ingresso del porto in maniera sempre più efficace.

E come se non bastasse ieri Abdel Fattah Younes, in una conferenza stampa a Bengasi, ha dato conferma dell’ennesimo errore Nato: nei pressi di Ajdabiya un raid aereo ha colpito un’altra postazione dei ribelli: “Non mettiamo in discussione la buona fede della Nato in quanto sta cercando di proteggere i civili ma su quanto accaduto oggi vorremmo delle risposte.” Risposte ai tredici morti di sabato e agli altri sette di ieri. Tutti caduti sotto il fuoco occidentale. “E’ stato un attacco della Nato su di noi. Eravamo vicini ai nostri veicoli nei pressi di Brega”, diceva ieri Younes Jumaa, uno dei feriti dall’attacco occidentale. “Quelli della Nato sono bugiardi. Stanno con Gheddafi”, protesta Salem Milsat, uno dei ribelli. Le risposte che Bengasi chiede all’Occidente, gli insorti sembrano averle.

Cristiano Marti