Pdl allo sbando: Miccichè verso la rottura?

L’ordine del premier è stato perentorio: mantenete i nervi saldi. Un diktat che Silvio Berlusconi ha consegnato fino a ieri a tutti suoi ministri, rimarcando la necessità di mantenere la calma in Aula per evitare che i tempi di approvazione del “processo breve” si allunghino ulteriormente. Dopo il “vaffa” di La Russa, è stato il “caso Moro” rispolverato da Massimo Corsaro a far saltare le molle. La bagarre seguita ieri alla Camera al suo intervento ha creato grande scompiglio non solo, come prevedibile, tra l’opposizione e la maggioranza, ma anche all’interno del partito del Cavaliere. Molti pidiellini hanno, infatti, preso le distanze dalle parole scandite dal vice capogruppo a Montecitorio, ma è stato il siciliano Gianfranco Miccichè a firmare la dichiarazione più allarmante: “Il partito – ha tagliato corto – è allo sfascio“. Un ultimatum a Silvio Berlusconi?

Calma e sangue freddo – Non sono giorni facili per il presidente del Consiglio. Stretto tra i procedimenti giudiziari in cui risulta imputato (dal Rubygate a Mediatrade solo per citarne due), Silvio Berlusconi deve fare i conti anche con una maggioranza in ebollizione. L’intemperanza del ministro La Russa, autore del “vaffa” scagliato all’indirizzo di Gianfranco Fini nell’Aula di Montecitorio, non è affatto piaciuto al Cavaliere. Non tanto perché non condividesse il contenuto dell’esplicito messaggio recapitato al presidente della Camera, ma perché l’incontinenza del responsabile della Difesa ha causato un significativo ritardo nel dibattito parlamentare incentrato sul “processo breve“. Un errore imperdonabile, che ha spinto il premier a richiamare personalmente La Russa e a chiedere a tutti i deputati del Pdl (ministri in primis) di dare prova di grande self control e di evitare di inciampare nelle provocazioni dell’opposizione. Avere un atteggiamento, insomma, lontano da quello assunto dal vice capogruppo del Pdl alla Camera, Massimo Corsaro, che nella mattinata di ieri ha firmato un intervento “incendiario”, suscitando le ire di mezzo emiciclo.

Pdl allo sbando – Il discorso di Corsaro, che ha sostanzialmente fatto riferimento al sequestro e all’uccisione di Aldo Moro per puntare l’indice contro i “comunisti”, ha provocato l’ennesimo tafferuglio parlamentare, con esponenti della maggioranza e dell’opposizione impegnati a incrociarsi insulti ed epiteti colorati. Ma a prendere le distanze dalle parole pronunciate da Corsaro sono stati anche molti compagni di partito, che hanno spianato la strada ai rumors sempre più insistenti che certificano una crisi interna al Pdl ormai manifesta. Ad alzare la voce è stato soprattutto il siciliano Gianfranco Miccichè, che a conclusione dell’intervento di Corsaro, lo ha freddato definendolo “fascista“. Raggiunto poi dai microfoni dei cronisti in Transatlantico, il leader di Forza del Sud ha optato per uno stile più sobrio: “Io sono un pirata, non mi piacciono i corsari – ha ironizzato – Il problema comunque non è Corsaro, ma un partito che non c’è, che è allo sfascio. Se La Russa ha troppo potere – ha rincarato Miccichè – è perché il partito non c’è. Berlusconi è un amico, non voglio dargli dispiaceri, ma la situazione – ha rimarcato il deputato siciliano – è ai limiti“.

Maria Saporito