Processo breve: ancora bagarre alla Camera

Un’altra incandescente giornata di discussioni è scivolata via ieri nell’Aula di Montecitorio. Al centro della diatriba, il solito “processo breve“, di cui si tornerà a parlare – come annunciato da Gianfranco Fini – il prossimo martedì per arrivare al voto finale presumibilmente mercoledì 13 aprile. Ieri l’opposizione ha continuato il suo ostruzionismo, dilungandosi sugli interventi relativi ai vari emendamenti. Attacchi frontali sono stati rivolti ai ministri, compattamente presenti in Aula, e più precisamente a Franco Frattini e Angelino Alfano. Ma il momento di massima tensione si è raggiunto quando il vice capogruppo del Pdl, Massimo Corsaro, ha rispolverato gli anni del sequestro Moro per inveire contro gli avversari politici. A quel punto il centrista Ferdinando Adornato ha sonoramente ripreso l’esponente della maggioranza: “Ti invito a non confondere Aldo Moro con Lele Mora“, ha tuonato, strappando applausi scroscianti dai banchi dell’opposizione.

Il voto finale previsto mercoledì – Nessuna maratona notturna per il ddl sul “processo breve”. Dopo la seduta pomeridiana di ieri, conclusasi intorno alle ore 18, il presidente della Camera, Gianfranco Fini, ha infatti annunciato che, “dopo aver sentito i gruppi parlamentari”, si è deciso di rimandare le discussioni a martedì prossimo per arrivare presumibilmente  mercoledì 13 aprile alla votazione finale. La quale – ha precisato Fini – sarà preceduta dalle dichiarazioni di voto da parte dei vari gruppi parlamentari trasmesse via tv. Ma quella di ieri è stata un’altra giornata “calda”, con l’opposizione che ha tentato di operare il solito ostruzionismo, prendendosi tutto il tempo possibile per gli interventi relativi ai vari emendamenti analizzati, e con la maggioranza che ha risposto con il solito “pienone” in Aula.

Attacchi a Frattini e Alfano – Dopo il Cdm convocato nella pausa pranzo, tutti gli esponenti del governo interessati sono infatti ritornati in Aula per garantire i numeri. Da qui la protesta dell’opposizione, con il capogruppo di Fli, Benedetto Della Vedova, che ha lanciato una provocazione a Franco Frattini: “Se lei esce da qui per andare a parlare con Francia ed Europa del dramma immigrazione – ha detto il finiano – io le assicuro che non voto“. E per rendere più credibile la sua proposta, ha consegnato al ministro degli Esteri la sua tessera elettorale. Ma Franco Frattini non ha raccolto l’invito dell’ex compagno di partito e ha anzi incaricato un commesso di riportargli indietro la tessera. Gli attacchi più violenti sono stati però quelli rivolti al ministro Angelino Alfano, reo – secondo molti – di aver tradito le promesse fatte sulla riforma della giustizia: “Della riforma ancora non c’è traccia – hanno notato alcuni deputati dell’Idv – mentre alla Camera si approva la ‘prescrizione breve’ e al Senato ‘l’allunga-processi’: tutti provvedimenti ‘ritagliati’ su misura per i processi di Berlusconi“. Più o meno quanto sostenuto anche dal leader dell’Udc, Pier Ferdinando Casini, che ha rinfacciato al Guardasigilli il tradimento della promessa di collaborazione sul tema della giustizia.

La bagarre in Aula – Ma il momento di massimo nervosismo è stato quello seguito all’intervento del pidiellino Massimo Corsaro che, dopo aver rinverdito la tesi sulla magistratura politicizzata, è ritornato indietro nel tempo, ricordando il caso Moro: “Ci volle quel dramma – ha detto rivolgendosi ai deputati dell’opposizione – perché si smettesse di parlare di sedicenti brigate rosse che invece facevano parte della cultura di sinistra”. Un intervento, il suo, che ha fatto saltare il centrista Ferdinando Adornato, che ha invitato il centrodestra a non permettersi di confondere “Aldo Moro con Lele Mora”, ottenendo la standing ovation di tutta l’opposizione. La temperatura è salita ulteriormente quando il “responsabile” Vincenzo D’Anna ha urlato ai banchi del centrosinistra: “Quando io ero nella Dc voi eravate tutti comunisti“, suscitando ancora una volta l’ira dei centristi, con Angelo Cera che ha reagito minacciando di giungere alle mani. A questo punto è stato lo stesso Pier Ferdinando Casini a tentare di raffreddare gli animi, invitando l’esponente del suo gruppo a ricomporsi e a non cedere alle provocazioni.

Maria Saporito