Costa d’Avorio: Gbagbo torna ad avanzare. Accuse alla Francia

Laurent Gbagbo deve cedere. Con le buone o con le cattive. Deve lasciare la sua residenza-bunker ad Abidjan, dove è nascosto da giorni sotto l’assedio delle milizie nemiche. E da ieri per Alassane Ouattara qualsiasi mezzo sarà lecito, purchè serva a deporre il presidente uscente. Anche tagliare l’accesso ai viveri nel suo palazzo. E’ una proposta arrivata dai fedelissimi del Presidente riconosciuto dalla Comunità internazionale, i quali hanno proposto di bloccare i rifornimenti di cibo per costringere Gbagbo a consegnarsi. Soluzione subito respinta dall’Onu, attraverso il capo delle operazioni di peacekeeping Alain Roy: le Nazioni Unite non hanno alcun mandato per “tagliare i prodotti alimentari ad alcuno”.

Ma intanto sembra che le forze fedeli a Gbagbo stiano riguadagnando terreno nella capitale, avanzando in alcuni quartieri della capitale. Già conquistati i quartieri Cocody (nord) e Plateau (centro). E’ lo stesso Roy a confermare la situazione critica: “Mentre parliamo, potrebbero essere molto vicini al Gulf Hotel (quartier generale di Ouattara, ndr). Chiaramente, hanno approfittato della tregua di martedì per rafforzare le loro posizioni. Hanno inviato un generale per dire che accettavano di negoziare, ma in realtà stavano consolidando le proprie posizioni.” Una riorganizzazione che avrebbero subito per primi proprio i francesi, con l’attacco a colpi di mortaio e razzi della residenza dell’ambasciatore transalpino Jean Marc Simon. La reazione francese sarebbe stata immediata, con elicotteri che hanno bombardato il rifugio di Gbagbo, adiacente alla residenza di Simon. Versione dei fatti smentita da altre fonti cittadine, le quali sostengono che ad attaccare per primi siano stati i francesi, e che quindi l’attacco alla casa dell’ambasciatore sia stato solo un atto di ritorsione.

Tensione quindi tra regime e Francia, con critiche che iniziano ad arrivare anche dall’estero. Come quella dello scrittore ruandese Alexandre Uwambajimana, autore di Ho attraversato la notte, che contro Parigi usa parole durissime: “la Francia dovrebbe rispondere di gravi crimini contro l’umanità e crimini di guerra. Le fonti locali parlano ormai di migliaia di civili uccisi dall’inizio della guerra tra Francia e Gbagbo. Quella in corso non è guerra civile, ma invasione straniera a tutto campo e genocidio.” Per Uwambajimana questa tragedia umanitaria non sarebbe successa se il confronto fra Gbagbo e Ouattara fosse rimasto competenza della sola Unione Africana.

Cristiano Marti