Il Trittico di Badia a Rofeno torna al suo antico splendore

In occasione della XIII Settimana della Cultura, torna a risplendere una delle opere più significative del medioevo senese, il Trittico di Badia a Rofeno, realizzato da Ambrogio Lorenzetti.
Il restauro, presentato in anteprima assoluta presso il laboratorio dei dipinti dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze, riconsegna al pubblico un capolavoro indiscusso del patrimonio artistico italiano.
«E’ stato un restauro complesso – ha raccontato Cristina Acidini, Soprintendente ad interim dell’Opificio di Firenze – che ha previsto il coinvolgimento di un’equipe formata da operatori del settore di restauro dei dipinti mobili, del settore di climatologia e conservazione preventiva, del laboratorio scientifico e del laboratorio fotografico».
Una prima fase del lavoro è stata, infatti, compiuta in museo per proteggere la superficie pittorica e predisporre tutte le operazioni necessarie per poter trasportare in sicurezza il dipinto al Laboratorio della Fortezza. Successivamente è stata eseguita la pulitura della superficie e sono stati svolti sopralluoghi al Museo di Asciano per assicurare i corretti valori microclimatici ambientali ad un’opera così delicata.

«E’ per noi motivo di grande orgoglio – ha commentato Gabriello Mancini, Presidente della Fondazione Monte Paschi Siena – poter contribuire alla salvaguardia e alla tutela del patrimonio artistico italiano. Un’opera come quella che viene oggi riconsegnata alla collettività, è un bene universale. Impensabile non riuscire a conservarla adeguatamente».

Separato per motivi conservativi dalla cornice intagliata da Fra’ Raffaele da Brescia, il trittico ha rivelato, durante i lavori di restauro, la sua struttura primitiva praticamente intatta, svelando l’originale cornice trecentesca, dipinta secondo uno schema decorativo insolito.
Fra la fine di maggio e l’inizio di giugno, il capolavoro ritornerà nel Museo di Arte Sacra di Palazzo Corboli ad Asciano, Siena, dov’era conservato, per essere nuovamente esposto al pubblico.

Valentina De Simone