Roberto Maroni: un ministro nel mirino

Sono giorni frenetici per il ministro Roberto Maroni. E carichi di preoccupazione. Dopo il vertice di ieri con l’omologo francese, nel corso del quale il responsabile dell’Interno pare abbia incassato solo una pallida “vittoria”, il leghista ha dovuto fare i conti con un altro diniego europeo, quello della Germania. Il Paese della Merkel solleva infatti questioni sulla validità del trattato di Schengen da applicare ai migranti maghrebini e annuncia di non essere disposta a riconoscere il permesso di soggiorno temporaneo rilasciato dalle autorità italiane. Una situazione difficile, che l’esponente del Carroccio sta cercando di fronteggiare chiedendo appoggio al suo partito e ventilando minacce all’intera Ue. “Mi sa che lunedì – ha detto ieri il ministro – potrei chiedere di uscire da Frontex“, ovvero dall’agenzia europea che vigila e pattuglia i confini sul Mediterraneo. Mosse disperate di un ministro nel mirino?

Braccio di ferro comunitario – A Roberto Maroni restano solo due giorni per ricaricare le batterie. Lunedì, infatti, sarà impegnato in un delicatissimo incontro a Lussemburgo con i ministri comunitari, ai quali chiederà di tendere la mano all’Italia per risolvere insieme l’emergenza immigrati. Ma le premesse non appaiono confortanti: dopo la parziale apertura (o chiusura) del francese Claude Guèant – che ieri ha solo assicurato la volontà di provvedere a un “pattugliamento comune” delle coste nordafricane, lasciando in sospeso la risoluzione del punto più spinoso, ovvero l’accoglienza dei migranti con permesso di soggiorno temporaneo nel suo Paese – Maroni ha dovuto fare i conti anche con la ritrosia teutonica. La Germania, infatti, all’antivigilia del vertice fissato per lunedì, ha già annunciato barricate sul permesso che verrà rilasciato dall’Italia agli stranieri per consentire loro la libera circolazione in tutti i Paesi dell’Ue. L’accordo di Schengen – è la tesi dei tedeschi – può essere applicato solo ai cittadini comunitari e non a coloro che giungono da fuori, men che meno se sono clandestini.

L’ultimatum alla Lega – Il fronte, insomma, si preannuncia incandescente, tanto da spingere il responsabile dell’Interno – sopraffatto dai pensieri e dallo scoramento – a “chiedere udienza” al leader del suo partito. A Umberto Bossi il ministro avrebbe detto di aspettarsi un appoggio incondizionato da parte dei suoi compagni e di mal sopportare l’umore della base leghista che continua a polemizzare sulla questione immigrati. In pratica – avrebbe minacciato Maroni – se il partito non mi sosterrà nella linea adottata, prenderò in considerazione l’ipotesi di abbandonare l’incarico governativo. Una sorta di ultimatum, a cui il Senatur avrebbe tempestivamente risposto, assicurando il completo sostegno al suo ministro. Non solo: per uscire dall‘isolamento in cui l’Italia sembra essere stata confinata, Maroni starebbe meditando di passare alla controffensiva, minacciando l’intera Europa di uscire da Frontex. Ovvero: dall’agenzia europea che garantisce la sicurezza delle frontiere. “Mi sa che lunedì – avrebbe detto il ministro – potrei chiedere di uscire da Frontex”. Basterà a convincere gli alleati europei e a vincere le loro resistenze?

Maria Saporito