Yara, il sindaco Locatelli: Aspettiamo i funerali, ma vogliamo la verità

Omicidio Yara – Mentre continuano le indagini sull’assassinio di Yara Gambirasio, delitto scoperto lo scorso 26 febbraio ma accaduto probabilmente già tre mesi prima quando la ragazzina scomparve dopo essere uscita dalla palestra dove praticava la ginnastica ritmica, a parlare oggi è stato il sindaco di Brembate di Sopra, Diego Locatelli, in occasione di un incontro con i volontari della Protezione Civile svoltosi nella sede della Provincia di Bergamo e a cui ha preso parte anche il ministro degli Interni, Roberto Maroni.
Nessun commento sullo sviluppo dell’inchiesta e sulle polemiche che nei giorni scorsi hanno riportato nell’occhio del ciclone i media, colpevoli secondo alcuni di non avere rispetto per il dolore della famiglia Gambirasio.

Il sindaco: Aspettiamo i funerali – Tra i desideri maggiormente sentiti dalla comunità del paesino della provincia bergamasca c’è non solo quello di sapere chi ha ucciso la tredicenne, portando sulle prime pagine dei giornali la realtà di Brembate di Sopra per un episodio così truce, ma anche quello di poter dare alla piccola Yara una degna sepoltura e una celebrazione delle esequie a cui probabilmente vorranno partecipare in tanti per far sentire la propria solidarietà ai genitori della vittima ma per dimostrare anche, qualora ce ne fosse bisogno, che quanto accaduto non appartiene alla vita della comunità di Brembate. Come in un rito collettivo di espiazione del dolore.
A dare voce a questo bisogno è stato, questa mattina, il sindaco Diego Locatelli che ha dichiarato di aspettare «di poter celebrare il funerale anche se questo certamente non metterà fine al dolore della nostra comunità» e poi ha rivolto alcune parole di stima nei confronti del ministro degli Interni, Roberto Maroni: «Maroni ci è stato sempre vicino e avevo avuto già modo di parlargli nel periodo scorso. Adesso è giusto rispettare la privacy della famiglia che vuole cercare di tornare alla normalità anche perché ci sono degli altri figli in casa. Da parte nostra continuiamo a volere la verità, ci devono una risposta perché vogliamo sapere cosa è successo».

S. O.