Berlusconi e il Pdl da rifare

Non solo Lampedusa. Nella giornata di ieri il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha dovuto affrontare un altro importante incontro: quello con gli ex democristiani ed ex socialisti confluiti nel suo partito. La Convention nazionale dei “co-fondatori” si è tenuta ieri a Roma, all’Auditorium della Conciliazione, alla presenza di una nutrita folla di simpatizzanti e militanti uniti dal desiderio di sostenere il premier, ma anche di ottenere una maggiore “rappresentanza” all’interno del partito. E che la riorganizzazione del Pdl sia faccenda di prioritaria importanza è un punto che non è sfuggito al Cavaliere, il quale ha di fatto annunciato: “Vinciamo le amministrative e poi prendo l’impegno di  riorganizzare il partito”.

Un partito da rifare – La vicenda è nota: dopo la rottura con i finiani, all’interno del Pdl si è creata una situazione di precario equilibrio tra le varie anime politiche. La coabitazione tra gli ex An e gli ex Fi si fa sempre più difficile e impone una riflessione più approfondita sul futuro assetto del partito. Alle richieste dei più “moderati” che chiedono al premier di vigilare sulle intemperanze dei più “focosi”, si sono aggiunte anche quelle dei cosiddetti “co-fondatori”, che si sono riuniti ieri a Roma in una Convention nazionale. Di chi si tratta? Degli ex Dc ed ex Psi che hanno contribuito a far crescere il progetto pidiellino e che adesso, alla luce dei continui movimenti tellurici, cominciano a “batter cassa” chiedendo a Silvio Berlusconi una maggiore rappresentanza all’interno del partito. Il Cavaliere sa benissimo che la crisi libica e l’emergenza immigrati non sono gli unici nodi da risolvere e che all’interno del suo schieramento la situazione è tutt’altro che serena. Di più: i resoconti consegnati dai suoi più fidi collaboratori, gli hanno fatto comprendere  che quella del Pdl è una bomba pronta ad esplodere e che per questo è necessario correre ai ripari entro tempi stretti.

La riorganizzazione dopo le elezioni – Intervenire dunque, ma quando? “Vinceremo le amministrative – ha promesso Berlusconi nel suo intervento di ieri alla Convention dei co-fondatori – e poi prendo l’impegno di fare riunioni, studi, approfondimenti per poi prendere decisioni ed arrivare ad una nuova organizzazione del partito che guardi al futuro con nuovo slancio”. Un impegno vero e proprio, con il quale il presidente del Consiglio è riuscito a strappare un applauso convinto alla platea. E per rendere più credibile la sua promessa – dopo aver snocciolato tutti i grani del suo repertorio, soffermandosi sulla magistratura politicizzata e sulle riforme da fare – il Cavaliere ha ricordato che i valori cristiani che stavano alla base del manifesto politico con cui scese in campo nel ’94 sono rimasti invariati: “Dal ’94 – ha precisato Berluconi – nulla è cambiato: questi sono i valori della nostra cultura e tradizione, che viene da oltre due millenni di tradizione cristiana che ci ha formato e ci dà un’identità. In politica come nella vita – ha concluso il premier – operiamo in coerenza e sulla base di questi valori”. Tanto quanto basta a strappare l’ennesimo applauso convinto e a soffocare qualsiasi momentaneo malumore.

Maria Saporito