Cina: primo deficit commerciale in 7 anni

“La fiammata dei prezzi delle materie prime (petrolio, rame, ferro ma anche soia), considerata un vero e proprio rischio per la ripresa economica, pesa anche sulla bilancia commerciale cinese che, nel primo trimestre del 2011, ha registrato il primo deficit degli ultimi sette anni. Tra gennaio e marzo il rosso accumulato negli scambi tra la Cina e il resto del mondo è stato di 1,02 miliardi di dollari. Le esportazioni sono cresciute del 26,5% e le importazioni del 32,6%”. È il comunicato Ansa da cui si apprende che Pechino ha denunciato il suo primo deficit commerciale da sette anni a questa parte.

Le materie prime. L’Amministrazione centrale delle dogane ha indicato il forte incremento dell’import come causa principale del disavanzo: “il valore delle importazioni nel primo trimestre – si apprende da un comunicato ufficiale – ha raggiunto per la prima volta il valore record di 400 miliardi di dollari”.
Secondo gli analisti, il deficit del primo trimestre è il segno dell’efficacia dei recenti interventi centrali miranti al riequilibrio dei conti, visto che, in generale, gli sforzi messi in pratica dal governo cinese stanno dando i loro frutti molto prima di quanto previsto.
Le stime indicano che a fine 2011 la bilancia commerciale cinese registrerà un avanzo inferiore ai 150 miliardi di dollari, contro i 183 miliardi dello scorso anno e i 196 miliardi del 2009.
La diminuzione sarà addebitabile all’aumento dei prezzi dei prodotti cinesi dovuto all’incremento del costo del lavoro nel Paese, alla crescita delle importazioni legate al boom della domanda interna e al rincaro delle materie prime

Il pressing sullo yuan. L’andamento della bilancia commerciale cinese è sempre sotto attenzione a livello internazionale. Molti dei partner commerciali del Paese, Usa in testa, sono sempre in pressing per un apprezzamento dello yuan, il cui scarso valore costituirebbe un aiuto artificiale e sleale alle esportazioni di prodotti made in China.
Il premier Wen Jiabao ha ribadito che la revisione della politica monetaria cinese dovrà essere graduale per mantenere la stabilità sociale all’interno del Paese, soprattutto ora che le spinte inflazionistiche potrebbero alimentare dei disordini.

Marco Notari