Fmi: fronteggiare la crescente scarsità di petrolio

Occorre che tutti i Paesi  si preparino a fronteggiare la “crescente scarsità” di petrolio, che potrebbe provocare impennate di prezzo ancor più frequenti e intense di quelle cui stiamo assistendo in questi ultimi anni.
Mentre il Brent chiudeva abbondantemente sopra i 122 dollari al barile, dopo aver fatto registrare durante la giornata i nuovi massimi da oltre due anni, è toccato al Fondo monetario internazionale, in un capitolo del World Economic Outlook in pubblicazione a giorni, lanciare l’allarme.

Offerta e domanda. La scarsità di petrolio, sottolinea il Fondo monetario internazionale, è “rafforzata dalla scarsa reattività della domanda e dell’offerta alle variazioni di prezzo”, soprattutto nel breve e medio periodo, ma sembrerebbe “improbabile” un ritorno a tassi di crescita annua dell’1,8% per l’output, come avvenuto nel periodo tra il 1981 e il 2005.
Tuttavia, sarebbe “prematuro” arrivare alla conclusione che la minore disponibilità “rappresenterà un significativo freno alla crescita economica”
Un ritmo più moderato, rassicura il Fmi, non comporterebbe gravi rischi per l’economia: ad esempio, se si scendesse a un +0,8%, il Pil verrebbe rallentato di meno di un quarto di punto nel medio-lungo periodo.

Futuro. Allo stato attuale delle cose, dichiarano dal Fmi, è comunque difficile fare previsioni sulle evoluzioni future e “sul cambiamento dei fattori che possono avere un impatto sulla scarsità di greggio”. E più aumenta questa incertezza all’allungarsi del periodo di tempo preso in considerazione, più “cambia anche l’impatto economico potenziale”.
Le attuali stime del Fmi ipotizzano che il Prodotto interno lordo globale aumenti del 4,6% circa nel periodo 2011-2015, ma “l’entità della tensione sui mercati generata da tassi di crescita di questo genere dipenderà dall’elasticità della domanda di greggio rispetto al reddito”.
La scarsità di greggio, comunque, “deve essere tenuta sotto stretto controllo, perché l’economia globale è ancora alle fasi iniziali di una nuova era di maturità delle maggiori economie produttrici di petrolio”.

Marco Notari