Il nostro tempo è adesso. Roma, Rosy Bindi dice di non mollare

ULTIMO AGGIORNAMENTO 12:47

ROMA-Sono state molte le piazze d’Italia che ieri hanno subìto la marcia disperata di giovani, anziani e addirittura bambini. Si tratta di persone che non vogliono sentire il peso della propria data di scadenza, di madri che non vorrebbero veder migrare all’estero il cervello prezioso dei figli che hanno cresciuto, di nonni che anziché godersi il meritato riposo che spetterebbe loro percepiscono poche centinaia di euro di pensione, e sono costretti a vivere sulle spalle dei propri figli, magari precari. Si, perché coloro che possono permettersi il lusso di pensare in lungo, di progettare una vita che preveda delle spese, di mettere al mondo dei figli che possano godere della serenità dei propri genitori, sono davvero pochi in Italia. Alle ore quindici in Piazza della Repubblica era possibile vedere stand, camion e bandiere(di partito e non), ed ascoltare quella musica divertente ed assordante che è tipica delle manifestazioni. Verso le quindici e trenta un fiume di persone ha iniziato a procedere verso Via Cavour. C’erano mamme con i passeggini, ragazzi in bicicletta, uomini e donne dai capelli bianchi e giovani dai pantaloni variopinti.

Giacomo è un ricercatore nell’ambito delle scienze biologiche. Aveva una maschera bianca sul viso ed un camice candido addosso, e procedeva dietro ad uno striscione con su impressa una preghiera: “non sparate alla ricerca”. Giacomo ha una data di scadenza, come il latte, come i fagioli, come il tonno in scatola; Giacomo scadrà il trentuno dicembre. Ha sorriso con rassegnazione, dicendo che si trovava per strada, a Roma, quel giorno proprio perché, a suo parere, forse l’unico modo per combattere il precariato è quello di unirsi e lottare tutti insieme.

Simone camminava fra la folla insieme alla sua bicicletta. Lui, studente e lavoratore precario, ha subìto il fascino dello slogan di tale evento: “il nostro tempo è adesso”. Simone crede che si sia troppo abituati a pensare al tempo che sarà, probabilmente perché in passato c’era anche più possibilità di farlo, mentre invece il tempo che abbiamo per combattere, vivere e fare ciò che dobbiamo fare è oggi, è adesso. Qualche centinaio di metri dopo Simone c’era Giulia, con una maglietta gialla addosso e con due enormi occhi azzurri. Giulia è una giornalista professionista precaria, che vive nel terrore che arrivi qualcuno che le porti via la penna dalla mano solo perché più raccomandato di lei.

Anche la terza età è scesa in piazza ieri: nonno Antonio, pensionato precario, camminava per le strade di Roma nella speranza di poter immaginare un futuro felice per i propri nipotini, che un giorno cresceranno e diverranno prima studenti e poi lavoratori.

Fra i vari Giacomo, Giulia, Antonio e Simone, all’interno della folla si distingueva anche Susanna Camusso, segretaria della CGIL, che per un certo tratto di strada ha camminato al fianco di Rosy Bindi. Il presidente del PD camminava sotto il sole primaverile rispondendo alle provocazioni concitate di chi la accusava di essere, insieme al partito che rappresenta, una delle cause del precariato in Italia. Rosy Bindi ha ribadito la propria vicinanza al mondo dei precari e ha manifestato con loro fino al Colosseo. Mentre camminava in Via Labicana, avvicinare quella signora vestita di scuro e che profumava di pulito è stato difficile. Erano tanti i giovani che avevano voglia di gridarle addosso la propria rabbia, così come erano molti coloro che cercavano in lei un parere quasi materno circa la condizione in cui versano molti italiani. Quando ci si trova di fronte qualcuno che dovrebbe avere il potere di cambiare le cose, di solito viene in mente la più sciocca delle domande, la più disperata. Ci si ritrova occhi negli occhi con Rosy Bindi e si avverte la voglia di chiederle il più infantile dei pareri: quale sia il suo consiglio per tutti i giovani che vivono in prima persona la crisi del proprio paese. Rosy Bindi ha sorriso, e ha risposto con una frase senza dubbio efficace, anche se, probabilmente, difficile da tradurre in termini pratici e condannata, per molti, a rimanere ferma su un piano teorico, troppo bella per bruciarsi davvero le ali. Rosy Bindi ha detto di non mollare. Ha aggiunto che anche lei è stata precaria dai ventitre ei trentuno anni, e che i giovani non devono mollare. Osservando la fiumana di persone che convergeva verso il Colosseo, che è bello anche se lo si vede tutti i giorni, viene spontaneo pensare che nonostante tutto ci siano persone che non hanno realmente voglia di mollare, e che proveranno, almeno per un po’, a combattere per riprendersi quel presente che gli spetta di diritto, la cui conquista è il primo passo che bisogna compiere se si ha voglia di assicurarsi un qualche tipo di futuro.

NewNotizie ringrazia l’On.Bindi per la sua cortese disponibilità
Servizio a cura di Martina Cesaretti
Foto di Martina Cesaretti

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