Immigrati, Berlusconi a Lampedusa: Ue unita, altrimenti dividiamoci

Berlusconi a Lampedusa: atto secondo – La nuova visita del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, sull’isola di Lampedusa ha avuto toni e contenuti più pragmatici, rispetto a quella fatta pochi giorni fa e che a molti era sembrata una passerella autoreferenziale con promesse fatte più per suscitare clamore tra i presenti che per affrontare i problemi concreti. Tuttavia il leader della maggioranza non si è lasciato sfuggire l’occasione per ritornare sulla vicenda riguardante la villa ‘Due Palme’ e la polemica successiva al suo presunto finto acquisto: «Io la casa l’ho già comprata, ho qui il contratto, è la residenza delle Due Palme. Non sono andato a vedere un’altra casa. Da un accertamento catastale è emerso che il terreno è ancora demaniale, quindi la casa appartiene al demanio. Ma il proprietario ha la possibilità di chiedere un affrancamento al demanio dietro pagamento di una cifra. C’è una procedura che è stata avviata. Aspettiamo che ci sia l’esito della procedura. Se non dovesse andare a buon fine, ci sarà certamente la possibilità di acquistare un’altra casa a Lampedusa. Io mi sono impegnato ad essere lampedusano, e non c’è nessuna incertezza, sarò presto proprietario di una casa in questa splendida isola».

Berlusconi: Ue partecipi, sennò meglio dividersi – Ma come già anticipato, ieri a far discutere maggiormente non sono state le vicende private del primo ministro ma le posizioni assunte nei confronti degli altri paesi dell’Unione Europea che in questi giorni hanno mostrato reticenza nel voler accettare il fatto che la questione immigrazione è un problema che riguarda l’intera comunità e non solo gli stati che si affacciano sul Mediterraneo, Italia su tutti. Berlusconi ha così commentato: «I permessi provvisori possono essere un ottimo sistema per l’integrazione di queste persone. Il problema non è solo l’accoglienza nell’immediato ma l’integrazione di questi giovani». Si tratta di «un problema europeo e l’Europa dovrà mettere in campo la propria tradizione culturale, religiosa e civile per dare una risposta all’altezza della situazione alle persone che vengono qui in cerca di libertà, democrazia e benessere».

Fiducia nella Francia e nella Germania – Poi, scendendo nei dettagli dei singoli paesi, «la Francia credo si debba rendere conto che l’80% di questi migranti dichiarano di voler raggiungere parenti o amici in Francia. Ove non trovassimo un accordo e fossimo costretti a inserire questa gente nei Cie o nei Car, la legge ci consentirebbe di tenerli fino a 6 mesi e dopo sarebbero liberi di andarsene». Mentre per quanto riguarda Berlino: «In un momento difficile, in cui tutti i governi soffrono di impopolarità con una caduta di gradimento, capisco che ci sia un atteggiamento da tenere nei confronti del proprio elettorato ma si deve fare i conti con la realtà e con il fatto che l’Europa o è qualcosa di vero e di concreto, oppure non è. E allora meglio ritornare a dividerci e ciascuno a inseguire le proprie paure e i propri egoismi. Credo che la cancelliera non potrà che convenire su una politica di compartecipazione rispetto a un fenomeno di tsunami umanitario».

Simone Olivelli