Siamo tutti precari: protesta in 50 piazze d’Italia

Non serve a nulla prendere una laurea in ingegneria né diventare architetto e nemmeno puntare sulle nanotecnologie: siamo tutti precari, nessuno si può salvare.
A sentire gli slogan e a leggere gli striscioni esibiti ieri a Roma, e in altre 49 piazze italiane, durante la manifestazione di protesta contro la precarietà (e l’esecutivo) ci si rende conto che nessuna categoria è immune dalla condizione.
Dalla ricerca agli operai addetti alla manutenzione, dall’Alitalia alla Rai, tutti ormai sembrano essere assunti con uno dei contratti atipici. Tantissimi e in continuo aumento, stando alle osservazioni della Cgia di Mestre.

Qualche dato. Dai dati esibiti, richiamando gli studi della Cgia e di Confartigianato, un italiano su 15, compresi vecchi e bambini, è precario.
Se si va al Sud e in alcuni settori come la ristorazione, il turismo o i servizi sociali, la situazione precipita: più di un precario su due lavora nel Meridione e tra il 2008 e il 2010 l’aumento dei lavoratori atipici è stato del 4%. E si parla soprattutto di persone che hanno meno di 40 anni.
Va aggiunto, ancora, che negli ultimi due anni la riduzione del numero degli occupati sotto i 35 anni è stata di quasi un milione, come sottolinea la Confartigianato, un calo del 13,1%.

Le reazioni. “Una protesta di poco conto”, ha sentenziato il ministro del Welfare Maurizio Sacconi, perché a scendere in piazza “non sono i precari, sono solo alcune associazioni: anzi la Cgil è l’unica organizzazione che appoggia”, sollecitando “una stagione simile a quella degli anni ’50 e degli anni ’60”, in pratica “una nuova ricostruzione” dell’impresa e del lavoro dopo la recessione.
Ma se erano presenti soltanto le bandiere della Cgil, il suo leader, Susanna Camusso, dice, sorridendo, di averne “visti tanti mescolati nella folla”.
“Il Paese non dà nessuna prospettiva a intere generazioni di precari – ha denunciato la Camusso – Come da tanto tempo abbiamo detto, il tema della precarietà è il tema del futuro del nostro Paese”.
“Noi raccontiamo l’Italia ogni giorno. La sera torniamo a casa con pochi soldi in tasca ma con un cuore pieno. Noi siamo le storie di precariato che leggete ogni giorno eppure nessuno parla di noi – ha dichiarato Marta Rossi, del coordinamento giornalisti precari di Roma – Noi siamo quello cocciuti quelli che sono andati avanti nonostante la frase ‘senza raccomandazione non si va avanti’, che più volte ci è stata ripetuta. Abbiamo sbattuto la faccia contro questa realtà che non premia il merito: in Italia sono 24 mila i giornalisti collaboratori con contratti atipici. Per questo ricordate una cosa: quello che leggerete domani sui giornali sono stati i giornalisti precari a scriverlo”.

Marco Notari