Campania, latte materno e sangue più inquinato per chi abita accanto a discariche

Contaminanti organici in sangue e latte materno. Nella Regione Campania chi vive in prossimità di discariche ha nel sangue e nel latte materno livelli di inquinanti più elevati di chi ne vive lontano. Dati che non spaventano i residenti, in quanto i livelli registrati resterebbero nei limiti della media. Questo è quanto emerge dal rapporto Sebiorec, lo studio epidemiologico commissionato nel 2007 dalla Regione Campania, in collaborazione con l’Istituto Superiore della Sanità e il Cnr, che consegna la fotografia di una regione in cui la popolazione non “è sovraesposta ad agenti inquinanti” ma, allo stesso tempo, indica zone in cui, pur restando dentro i limiti consentiti, si registrano livelli più elevati.

 “Non trascurare la correlazione tra rifiuti e inquinanti nel sangue”. Il rapporto evidenzia una connessione tra il luogo in cui si vive e una presenza superiore alla media di inquinanti nel sangue. Se si escludono al momento conseguenze per la salute della popolazione campana più esposta, non bisogna però trascurare tale correlazione. Fabrizio Bianchi del Cnr spiega che lo studio “non fornisce dati allarmanti evidenti”, ma ci sono “informazioni utili che indicano correlazioni tra luogo di residenza della popolazione e livelli superiori di presenza di metalli o diossina nel sangue, correlazioni di cui ci si deve occupare perché non è trascurabile il dato secondo cui tutti i pool più vicini a siti hanno parametri più alti”.

Le città più a rischio. Il rapporto ha analizzato circa 900 campioni di sangue e 60 di latte materno per capire la quantità di sostanze tossiche presenti in 16 città a rischio ambientale del napoletano e del casertano. Lo studio ha previsto un’intervista tramite questionario con domande su abitudini di vita e ambiente, storia medica del soggetto e sue abitudini alimentari e il prelievo di reperti di sangue e di latte da donatrici primipare comprese tra la quarta e ottava settimana dopo il parto. Per quanto riguarda le aree geografiche, sono state individuate tre aree sotto presunta pressione di degrado ambientale elevata (Zona A), media (Zona B) e nulla o bassa (Zona C). La Zona A in particolare comprende i Comuni di Acerra, Aversa, Caivano, Castel Volturno, Giugliano in Campania, Marcianise, Pianura a Napoli e Villa Literno. “Dagli esami effettuati – ha sottolineato Alessandro Di Domenico dell’Iss – non è stato rilevato un incremento dei carichi inquinanti corporei e, pertanto, la popolazione campana presa in esame non risulta sovraesposta a sostanze che spesso arrivano dagli alimenti”. Gli studiosi, inoltre, hanno sottolineato l’importanza di un’azione di comunicazione alla popolazione in cui, secondo la ricerca, si percepisce alto il rischio di sviluppare malattie e in particolare il cancro (87 %), leucemia (78 %), malformazioni (62 %).

Adriana Ruggeri