Fassino a tutto campo: Possiamo vincere al primo turno

La cultura, la politica economica, la possibile convivenza col governatore Cota e la difficile questione degli immigrati. Nella lunga intervista che Piero Fassino ha ieri concesso a Gianni Minoli in occasione dell’apertura della campagna elettorale, il candidato sindaco di Torino ha toccato tutti i nodi sensibili del dibattito politico. “La vittoria al primo turno credo sia un obiettivo alla nostra portata”, ha esordito il democratico, che ha annunciato di voler seguire la scia dei suoi predecessori per consentire a Torino di continuare a crescere. “Bisogna prendere anche dei rischi – ha spiegato Fassino – altrimenti non si portato a casa dei risultati”.

Avanti col dinamismo – E’ un Piero Fassino tonico quello che ieri, al Teatro Carignano di Torino, ha aperto la sua campagna elettorale. Incalzato dalle domande di Gianni Minoli, l’ex leader dei Ds non si è sottratto a nulla, annunciando ciò che intende fare e ritornando anche su ciò che è stato fatto. E che si sarebbe potuto fare meglio. “La vittoria al primo turno – ha esordito il candidato del Pd – credo sia un obiettivo alla nostra portata. Continuerò a fare tutto quello che hanno fatto i miei predecessori, Castellani e Chiamparino – ha aggiunto – a lavorare perché questa città continui a trasformarsi e a crescere, e questo lo si può fare soltanto se ci si misura con le sfide che si hanno davanti e se si vuole governare la città nel segno del dinamismo. Bisogna prendere anche dei rischi altrimenti – ha spiegato Fassino – non si portato a casa dei risultati”.

Il Telethon per la cultura – “Candidandomi a sindaco – ha ripreso l’esponente del Pd – mi sono rimesso in gioco perché amo la mia città e sono l’unico dirigente della mia generazione che si è messo lo zaino in spalla ed è ripartito, non ne vedo molti altri. Credo che la mia esperienza possa essere un valore che sarà un vantaggio anche per i giovani che faranno parte della mia giunta – ha poi precisato – perché permetterà loro di essere più autorevoli”. Quanto alle cose da fare: “Nel campo della cultura – ha spiegato Fassino – si dovrà cercare di avviare una grande opera di mecenatismo. Per esempio, se sarò sindaco mi attiverò per la realizzazione di un grande Telethon torinese per la cultura. Ma dove sta scritto che ogni anno dobbiamo subire nuovi tagli da parte dello Stato?  – ha aggiunto il candidato di centrosinistra – Il federalismo della Lega è una bufala. Tremonti ha semplicemente dato ai Comuni il potere di aumentare le tasse locali. Io spero che questo si possa evitare. Per farlo è necessario continuare a combattere affinché cessi questa politica del governo di abbattere la scure contro i bilanci degli enti locali”.

Da Cota all’immigrazione – E la necessità di collaborare, in caso di vittoria, con il governatore leghista Roberto Cota? “Credo che sia un dovere di chi assume un incarico istituzionale – ha risposto il dirigente del Pd – esercitarlo nell’interesse dei cittadini e non far prevalere una logica di parte. Per il bene comune, dunque, collaborerò con Cota in tutto ciò che è interesse di Torino. Spero di trovare un interlocutore che non sia ispirato da pregiudizi o faziosità e abbia la mia stessa disponibilità a lavorare insieme”. Interpellato anche sulla questione immigrazione: “Non bisogno avere un approccio ansiogeno sugli immigrati – ha affermato il candidato sindaco di Torino – perché così si alimenta la paura. Una politica efficacie fa vivere l’immigrazione senza far credere agli italiani che chi arriva gli tolga qualcosa. Torino è stato un laboratorio straordinario di accoglienza dagli anni 50′ in poi. Se ce la facemmo allora, possiamo farlo di nuovo. D’altronde già oggi il 30% degli abitanti di Torino – ha precisato Fassino – non è nato qui. L’Europa deve darsi una nuova politica comune sull’immigrazione. C’è un’assenza di coerenza: si evocano alti ideali ma poi non si hanno gli strumenti per portare avanti una politica comune”.

Un Pd ancora da fare – E volgendo lo sguardo indietro: “Ho sempre cercato di realizzare gli obiettivi che mi sono proposto – ha notato Fassino – e aver preso in mano i Ds in un momento di crisi e averli guidati per cinque anni nei quali il partito ha vinto ogni sfida mi pare un successo. Ci sono però degli obiettivi – ha ammesso – che ancora non si sono del tutto realizzati. Un esempio? Quando ho scelto con altri di fondare il Pd – ha detto – speravo in qualcosa di più che oggi non c’è ancora”.

Maria Saporito