Gay e aids: sì alle donazioni di sangue, ma dopo 10 anni senza sesso

ULTIMO AGGIORNAMENTO 21:49

Via libera alle donazioni gay. Anche i gay e le lesbiche potranno donare il sangue in Gran Bretagna, ma solo a condizione di non aver fatto sesso per 10 anni. La decisione del governo inglese è arrivata dopo un’istruttoria condotta dalla Sabto, il comitato consultivo sulla sicurezza del sangue, dopo le accuse di discriminazione mosse al divieto finora in vigore, che proibisce agli omosessuali di donare il sangue perchè ritenuti portatori del virus dell’Hiv. Per gli esperti, 1o anni sarebbero la soglia limite che assicura che non siano portatori di virus Hiv e non hanno contratto malattie veneree. Il governo ha deciso di modificare la vecchia legge perché quest’ultima è considerata discriminatoria e contrasta la norma sull’eguaglianza dei cittadini.

10 anni di astinenza. La proposta che verrà presentata nei prossimi giorni dal ministro della Salute Anne Milton assieme a Lynne Featherstone, responsabile del dicastero delle Pari opportunità, permetterà ai gay di accedere alle strutture di volontariato e di donare il proprio sangue. La nuova regola – come il divieto attualmente in vigore – sembra comunque destinata a mantenersi sul piano della fiducia, essendo piuttosto difficile provare l’astinenza sessuale, tanto più se decennale (si calcola che circa il 7% dei gay sessualmente attivi violino il divieto attualmente in vigore e donino il sangue nascondendo il loro orientamento sessuale).

Controlli per proteggere la salute dei cittadini. Un passo avanti rispetto alla totale intolleranza precedente, ma sicuramente su cui bisogna ancora lavorarci su: le comunità omosessuali del Regno Unito si ritengono comunque soddisfatte del traguardo ma fanno sapere che esistono diverse coppie omosessuali monogame che conoscono i rischi delle malattie veneree. Il sangue destinato alle donazioni è sottoposto a un controllo per l’Aids e altre malattie sessualmente trasmissibili, ma un piccolo numero di agenti infettivi supera i test perché può esserci un periodo finestra durante il quale la malattia non è rilevabile. A questo proposito una fonte governativa ha dichiarato che “una proibizione assoluta sarebbe stata odiosa e discriminatoria ma noi dobbiamo proteggere la salute pubblica, per questo abbiamo stabilito la regola dei dieci anni di astinenza”.

Adriana Ruggeri