Italia, ripresa troppo lenta: l’Fmi chiede altre misure di bilancio

Il Fondo monetario internazionale lascia l’Italia nella categoria di Paese con crescita lenta, che ha bisogno di maggiori sforzi sul versante conti pubblici.
Con il quadro attuale, e un’Europa caratterizzata da una ripresa graduale e disomogenea, l’Fmi non riesce a prevedere un calo del rapporto deficit/Pil italiano sotto il 3% né nel 2012 e né nel 2013, nonostante il Governo abbia presentato in sede Ue come obiettivo un rapporto al 2,7% già nel 2012.

Le nuove stime. Nel nuovo rapporto semestrale dell’Fmi, il World economic outlook, è prevista per l’Italia una crescita dell’1,1% nel 2011, dall’1% stimato a gennaio dallo stesso Fondo, e dell’1,3% nel 2012, dato che conferma, invece, le previsioni di gennaio.
Tutto questo a fronte di una crescita prevista per l’eurozona dell’1,6% quest’anno e dell’1,8% l’anno prossimo.
“In Italia si prevede che la ripresa rimanga debole dal momento che problemi di competitività esistenti da lungo tempo limitano la crescita dell’export e il consolidamento di bilancio previsto pesa sulla domanda privata”, si legge nel rapporto semestrale pubblicato oggi.
L’Italia risulta, comunque, in posizione più vantaggiosa rispetto al gruppo dei ‘Paesi periferici’, vale a dire Grecia, Irlanda, Portogallo, dove, per l’Fmi, “la crescita sarà molto più bassa”, soprattutto “a causa di una brusca e prolungata contrazione di bilanci privato e pubblico necessaria per assorbire gli squilibri di bilancio e di competitività”.

Occorrono nuove misure. Anche se il nostro Paese non ha problemi fiscali della stessa entità dei Paesi periferici, il Fondo segnala che occorre fare più sforzi per il bilancio nazionale, anche perché solo la locomotiva tedesca sta centrando gli obiettivi dichiarati a inizio anno.
“Tra i principali paesi della zona euro, tutti si sono impegnati a ridurre il deficit sotto il 3% entro il 2013. Tuttavia, in base alle misure annunciate ad oggi e alle previsioni di crescita del World economic outlook, solo la Germania dovrebbe raggiungere questo obiettivo, lasciando a Francia e Spagna e, in minor misura, Italia la necessità di identificare nuove misure”.
In merito al rapporto deficit/Pil, l’Fmi vede un calo al 4,3% quest’anno e al 3,5% nel 2012, mentre il rapporto debito/Pil è stimato al 120,3% quest’anno e al 120% il prossimo.
Il Governo, dal canto suo, si è impegnato a ridurre il deficit al 3,9% nel 2011 e sotto il 3% nel 2012, poiché le sue attese di crescita prevedono un Pil a +1,3% per il 2011 e +2% nel 2012.
Sul fronte del debito pubblico, come si evince dal rapporto semestrale dell’Fmi, i sacrifici richiesti all’Italia nel lungo periodo non sembrerebbero ‘lacrime e sangue’, visto che, per riportare il debito al 60% del Pil entro il 2030, l’aggiustamento del saldo primario corretto per il ciclo economico è tra il 3 e il 4% del Pil, come per la Germania.
Per l’Eurozona, infine, l’Fmi fa riferimento a rischi al ribasso per quanto riguarda la crescita e sottolinea i problemi di breve periodo che potrebbero derivare dalle “tensioni sui sovrani della zona euro più vulnerabili”, dalle debolezze ancora radicate nel settore bancario e dall’aumento dei prezzi delle materie prime.

Marco Notari