Libia, funzionario Nato: Continueremo ad attaccare le truppe di Gheddafi

Gli attacchi aerei della Nato sulla Libia proseguiranno. E’ questo il messaggio lanciato da un funzionario dell’Organizzazione del Trattato Nord Atlantico che ha preferito non rivelare la propria identità. L’intenzione è quella di continuare a monitorare i cieli libici, senza abbassare il livello di guardia nei confronti delle azioni militari compiute dalle truppe fedeli al leader del paese nordafricano, il colonnello Muammar Gheddafi.
Nonostante l’accettazione da parte del rais della road map proposta dalla delegazione dell’Unione Africana, giunta ieri a Tripoli e guidata dal presidente sudafricano Jacob Zuma, gli alleati non modificheranno le proprie strategie: «Continueremo a mettere pressione sulle forze che minacciano i civili e le nostre operazioni proseguiranno. I nostri aerei sono ancora in volo e quando vediamo una minaccia per i civili, entriamo in azione».

La tregua proposta dall’Ua – Punto centrale della road map ideata dall’Unione Africana, rappresentata a Tripoli oltre che da Zuma anche dal presidente del Mali, Amadou Toumani Touré, da quello della Mauritania, Mohamed Uld Abdel Aziz, e dal capo di Stato del Congo, Denis Sassou Nguesso, è un cessate il fuoco bilaterale che possa riportare immediatamente un po’ di tranquillità tra la popolazione civile. Tuttavia, continuano gli scontri tra le due parti: i ribelli, da parte loro, hanno fatto sapere che ogni passaggio diplomatico dovrà comunque essere preceduto da una ritirata da parte delle truppe del colonnello Gheddafi.
Secondo quanto dichiarato da un portavoce del Consiglio nazionale di transizione, l’organo che rappresenta gli insorti libici, prima di tutto «bisogna che la gente possa sentirsi libera di scendere in strada ed esprimere le proprie opinioni, mentre i soldati devono tornare nelle caserme».

Gheddafi acclamato dalla folla – Dopo l’incontro con gli emissari dell’Unione Africana, tenutosi in una delle tende di Gheddafi a Tripoli, il colonnello libico si è concesso un vero e proprio bagno di folla in mezzo a coloro che sin dal 17 febbraio scorso, giorno in cui sono scoppiati ufficialmente gli scontri tra forze governative e ribelli, lo hanno sostenuto dichiarandogli amore incondizionato. Il rais a bordo di un auto decapottabile ha risposto ai cori della gente che lo osannavano: in piedi, braccia alzate, l’immagine di Gheddafi è parsa lontana da quella di un dittatore alla fine della sua epoca.

Simone Olivelli