Niente patente, sei gay: Stato condannato a risarcire ragazzo

I gay non possono guidare. Dovrà essere risarcito dallo Stato il ragazzo che, quasi dieci anni fa, si era visto sospendere la patente dopo aver dichiarato di essere omosessuale in occasione dell’allora obbligatoria visita di leva. La Corte d’appello civile di Catania ha infatti confermato la sentenza di primo grado, che era stata emessa nel luglio di tre anni fa, condannando il Ministero della Difesa e quello dei Trasporti a risarcire il giovane. Ma la recente sentenza ha anche abbassato notevolmente l’indennizzo, che in un primo momento era stato fissato sui 100.000 euro e che adesso dovrebbe essere di 20.000 euro. Una decisione, quest’ultima, che non ha convinto né il giovane né i suoi legali, i quali ricorreranno contro la sentenza.

I requisiti psicofisici. La storia è semplice ma tristemente surreale. Danilo Giuffrida, oggi 28enne, quasi 10 anni fa durante la visita di leva aveva rivelato di essere gay ai dottori militari. Questa sua dichiarazione era allora andata a innescare uno strano meccanismo. L’ospedale militare, infatti, si sentì in dovere di informare della cosa la Motorizzazione civile e quest’ultima, incredibilmente, sospese la patente del ragazzo, perché egli non sarebbe stato in possesso dei necessari “requisiti psicofisici”. La sentenza d’appello emessa in questi giorni conferma la colpevolezza dei due ministeri, ma riduce il risarcimento dovuto a Giuffrida da 100.000 a 20.000 euro. L’avvocato del giovane, Giuseppe Lipera, è sconcertato. “E’ davvero strano”, dice il legale, “che lo Stato, invece di chiedere scusa pubblicamente al mio assistito a nome di tutti gli italiani, abbia deciso di ricorrere contro una sentenza che riconosce il danno esistenziale di una persona discriminata perché gay”.

Gianluca Bartalucci