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Processo Mediaset, Berlusconi: Fango su di me ricade sul Paese

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Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, è arrivato da poco nell’aula della prima sezione penale del Tribunale di Milano per partecipare all’udienza del processo Mediaset su presunti illeciti nell’acquisizione di diritti tv e cinematografici. In questa vicenda, il primo ministro è accusato insieme ad altre persone, come Fedele Confalonieri e il produttore americano Frank Agrama, di falso in bilancio e frode fiscale.
Berlusconi ritorna così in tribunale, due settimane dopo aver seguito l’udienza preliminare del caso Mediatrade e prima di entrare nel vivo del processo seguito allo scandalo Rubygate in cui il presidente del Consiglio dovrà rispondere delle accuse di prostituzione minorile e concussione.

«Accuse demenziali» – Il leader del Popolo della Libertà ha risposto alle domande dei cronisti pochi minuti prima di varcare l’ingresso del Tribunale di Milano. Per Berlusconi il processo Mediaset si basa su «accuse risubili, infondate e demenziali» e fa leva sulle tanto odiate intercettazioni che, a suo dire, «in un paese civile non dovrebbero essere portate a processo perché manipolabili». Ancora un affondo sulla magistratura che sarebbe all’opera per «lavorare contro il Paese».
Berlusconi a chi gli chiedeva se tema una condanna ha risposto sicuro: «Nemmeno per sogno ma che condanna».
Poi in una sorta di sineddoche politica ha tenuto a sottolineare come «il fango incredibile che viene su di me, che in fondo sono un signore ricco, viene anche su tutto il Paese».

Palloncini e cori pro Silvio – Ad accoglierlo all’arrivo nel Palazzo di Giustizia milanese diversi sostenitori. Dagli altoparlanti è risuonato l’ormai celebre inno ‘Menomale che Silvio c’è’. Nei pressi montato anche un palco su cui è stato esposti dei palloncini con impressa la scritta ‘Silvio Resisti’. Numerosa anche la presenza delle forze dell’ordine e da segnalare diversi cori, intonati dalle centinaia di sostenitori di Berlusconi, diretti contro il pm Ilda Boccassini. Tra i tanti anche quello che considera il magistrato alla stessa stregua di una guardona.

Simone Olivelli

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