Ue sull’immigrazione: l’abc degli equivoci

Schenghen e il permesso italiano di soggiorno. Dal Viminale si è fatto oggi sapere che nella lettera ricevuta da parte del commissario dell’Ue agli Affari Interni, Cecilia Malmstrom, non è riscontrabile in realtà “nulla di nuovo”. La comunicazione era stata inviata al ministro degli Interni Roberto Maroni, e conteneva il concetto per il quale il permesso temporaneo di soggiorno ottenuto in Italia e valido su suolo italiano per un cittadino extraeuropeo, non si estende al resto d’Europa: non necessariamente la persona cui si riferisce il permesso di soggiorno ha diritto alla libera circolazione in tutta l’area cui si riferisce il trattato di Schengen.

La risposta del Viminale. Ebbene, dal Viminale si è ritenuto di rispondere con una nota che spiega pubblicamente come questo concetto sia già noto, poiché il trattato di Schenghen prevede notoriamente anche tutta un’altra serie di condizioni e requisiti di cui deve essere in possesso la persona, oltre ad aver ottenuto un qualche permesso temporaneo di soggiorno in uno dei Paesi membri. Si era parlato nella mattinata, da parte di certa stampa, di “doccia fredda” ricevuta a seguito delle dichiarazioni, in realtà fuori luogo in quanto scontate piuttosto che in quanto eclatanti, di Cecilia Malmstrom. Certo è che la solidarietà richiesta da Roberto Maroni ed invocata dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, non si sa se arriverà: un aiuto da parte dell’Ue nel fronteggiare la crisi immigrazione dell’Italia, bisogna vedere in che termini si potrebbe attuare. A domani la risposta sullo spinoso futuro degli accordi internazionali in materia. Per ora è pur vero che la risposta del ministro degli Affari Interni dell’Ue suona un pochino come un “dovrete spicciarvela da voi”.

La direttiva Europea. Ma analizziamo meglio la missiva dello scandalo. La comunicazione incriminata rivolta a Roberto Maroni a seguito dell’appello pronunciato da Silvio Berlusconi a Lampedusa diceva semplicemente che “non sussistono al momento le condizioni necessarie” perché si faccia appello alla direttiva europea in materia, dando il via alla protezione temporanea dei migranti giunti in Italia dal Nordafrica, poiché la direttiva vigente tutela soltanto quei migranti “che non possono tornare nei Paesi d’origine”. E questo lo sapevamo. (Oppure no? Il presente momento politico ci mostra un po’ troppo spesso come la conoscenza di concetti o leggi nazionali e sovranazionali elementari non sia sempre e necessariamente prerogativa di ogni alta carica competente o movimento politico illustre). Peraltro, la direttiva Ue non è mai stata applicata fino a questo momento: era stata pensata per l’affare Kosovo, ma non ha avuto effetti pratici a causa del “problemi che potrebbe dare”.

Sandra Korshenrich