Piano pace, Zuma arriva a Bengasi. Insorti: non cediamo

La Road map. Grande attesa in queste ore, per sapere se il lavoro della delegazione dell’Unione Africana, capitanata dal presidente sudafricano Jacob Zuma, porterà i suoi frutti. Lo scopo diplomatico della missione è di portare alla pace, per la quale è stata stilata una road map presentata ieri a Gheddafi proprio da Zuma, ed a quanto pare già accettata da parte del colonnello libico. Ora resta da vedere se dall’incontro di oggi con la controparte dei rivoltosi, a Bengasi, usciranno le stesse conclusioni. Da parte loro, gli insorti fanno sapere che esamineranno le condizioni ma non sono disposti ad un cessate in fuoco che sia a favore di Gheddafi: il dittatore se ne deve andare, o loro combatteranno fino alla morte, secondo portavoce.

L’Unione Africana. Oggi proseguirà dunque il lavoro di mediazione intrapreso da Jacob Zuma ed altri quattro presidenti che fanno parte della Unione Africana. Non si sta concedendo troppo riposo, la delegazione guidata da Zuma, nel suo viaggio di presentazione del piano di pace. Due ore di sosta per la notte sull’isola di Malta sono bastate per rifornire di carburante l’aereo di Jacob Zuma, e non è stato concesso molto tempo agli indugi. Si prosegue per Bengasi, dove staremo a vedere se oggi anche gli insorti accetteranno il cessate il fuoco. L’Unione Africana sta intraprendendo nella sfera diplomatica un mirabile lavoro in parte inatteso, dato che all’inizio del conflitto aveva tardato ad esprimersi sia contro che a favore di Gheddafi, come raccontato in un  articolo dei primi giorni del conflitto. L’asso nella manica di Zuma e degli altri principali presidenti dell’Ua, dunque, era la sapiente mediazione nella quale si sono invece avventurati nelle ultime ore. Ancora dubbia ad ogni modo la situazione, dato che i rivoltosi sembrano essere ancora poco propensi a dare fiducia alle intenzioni manifestate da Gheddafi.

(Nella foto, una recente ricostruzione in sintesi dei territori occupati dalle forze in campo: i territori ad est sono sotto il controllo dei rivoltosi, mentre Tripoli ed altre città dell’ovest della Libia sono ancora in mano alle forze militari di Gheddafi, che in alcune località hanno fino a queste ore continuato la carneficina dei civili)

Sandra Korshenrich