Costa d’Avorio: l’Onu denuncia i massacri. Le incognite di Ouattara al potere

Laurent Gbagbo è stato catturato, l’assedio e il terrore nella capitale Abidjan hanno ormai superato i livelli di terrore degli scorsi giorni, ma qualcosa rimane. Un orrore denunciato dall’Alto commissariato Onu per i diritti dell’uomo. Quello che resta dello scontro armato fra gli uomini dell’ormai ex presidente Gbagbo e i fedeli dell’attuale capo di Stato Alassane Ouattara: 536 persone uccise nell’ovest del Paese nel giro di due settimane, da quando cioè gli uomini di Ouattara avevano intrapreso la loro marcia verso la capitale. A mostrare i drammatici dati è Ravina Shamdasani, portavoce dell’Alto commissariato, la quale informa che “le nostre squadre di ricerca nell’ovest sono state rinforzate”. Segno che in Costa d’Avorio i morti sono molti di più di quelli accertati finora.

E’ la Croce Rossa, infatti, a parlare di cifre molto più alte: soltanto a Duekoué, nella battaglia che ha infiammato la città fra il 29 e il 30 marzo, i morti sarebbero stati almeno 800. Dati che ora pesano tutti sulle spalle di Ouattara, il quale da oggi, dopo quattro mesi di battaglie e dopo la cattura del suo avversario, può finalmente dirsi l’unico Presidente della Costa d’Avorio. E il suo primo compito sarà proprio quello di guadagnarsi da subito la fiducia di un popolo ridotto allo stremo. Non a caso le prime parole che Ouattara ha speso in televisione nel suo discorso di ieri sera riguardavano si appellavano alla riconciliazione: “Faccio appello ai miei compatrioti ad astenersi da tutte le forme di rappresaglia e violenza. Il nostro Paese ha voltato una pagina dolorosa della sua storia” ed ora guardiamo ad “una nuova era di speranza”.

E’ proprio quello che chiedono gli ivoriani, terrorizzati dalle violenze delle ultime settimane. La prima sfida che il Presidente dovrà affrontare è proprio nella capitale, dove si è consumata la battaglia finale contro Gbagbo. Ad Abidjan scarseggiano elettricità, cibo e medicinali. Ouattara ha fatto appello ai francesi e all’Onu per garantire sicurezza ai cittadini, ma non è affatto detto che la guerra sia finita. Nonostante anche Gbagbo, in tv, abbia fatto ieri un appello per la fine dei combattimenti, non è ancora chiaro come si comporteranno i militari rimasti a lui fedeli. Senza dimenticare, poi, che nelle elezioni di novembre Laurent Gbagbo, sconfitto da Ouattara, aveva comunque ottenuto il 46% dei voti. Riuscirà il Presidente riconosciuto dalla Comunità internazionale a farsi legittimare anche di fronte a quei cittadini?

Cristiano Marti