Lampedusa: migranti in rivolta contro i rimpatri

La situazione a Lampedusa fatica a normalizzarsi. I continui arrivi dei barconi, i lenti trasferimenti e i centellinati rimpatri sbugiardano il quadro tratteggiato qualche giorno fa da Silvio Berlusconi, che ha parlato di un’isola finalmente “svuotata” e restituita a se stessa. Quanto di più lontano si possa immaginare: ieri per i lampedusani e per i migranti alloggiati nel Centro di prima accoglienza è stata una giornata difficilissima. Gli immigrati, informati dei rimpatri in corso, hanno infatti dato vita a una protesta che li ha spinti ad appiccare il fuoco in una sezione del Cpa. Alcuni di loro sono saliti sui tetti e, al grido di “libertà, libertà”, hanno chiesto di essere rilasciati. Una situazione esplosiva, che le forze dell’ordine sono riuscite a governare alla meno peggio.

Un’isola calda –  E’ stata una vera e propria rivolta quella che i circa 1.500 migranti presenti nel Centro di prima accoglienza di Lampedusa hanno animato ieri. Alla base delle contestazioni, la notizia dei rimpatri che ieri ha costretto altri 30 nordafricani a salire su un volo diretto a Tunisi. Un’opzione temuta da tutti gli immigrati presenti a Lampedusa che sperano di poter presto lasciare l’isola per raggiungere nuovi territori (magari la Francia o la Germania). Per questo ieri hanno deciso di protestare e di dare fuoco a un’ala della struttura che li ospita momentaneamente: hanno bruciato materassi, lenzuola di carta e sono saliti sui tetti al grido di “libertà, libertà”. Alcuni di loro si sono provocati delle ferite in segno di protesta, mentre altri hanno scavalcato le reti di recinzione del Cpa per raggiungere il centro di Lampedusa.

La calma apparente – Scene di disordine fortunatamente sedato dalle forze dell’ordine, che ieri sera sono riuscite a ristabilire un’apparente calma tra i migranti. Ma il timore dei rimpatri rimane grande e le rassicurazioni fornite dai mediatori e dagli addetti all’accoglienza non riescono a tranquillizzare del tutto gli stranieri. Ieri anche i 30 tunisini rimpatriati hanno tentato disperatamente di opporsi al loro ritorno a casa. Giunti all’aeroporto, hanno infatti tentato un’estrema resistenza, rifiutandosi di scendere dal pullman, ma per loro non c’è stato nulla da fare e l’aereo diretto a Tunisi è decollato normalmente (seppure in ritardo), infrangendo per sempre il loro sogno di libertà. Intanto questa mattina circa 800 immigrati lasceranno l’isola di Lampedusa a bordo della nave “Excelsior“. Destinazione ancora sconosciuta.

Maria Saporito