Fiat al 30% di Chrysler: la scalata continua

Continua la crescita della quota Fiat in Chrysler, anche se con qualche modifica nelle condizioni dell’operazione.
L’iniziale partecipazione del 20% è arrivata al 30% in due passaggi, senza esborsi di denaro per il Lingotto. A gennaio, infatti, il primo incremento della quota Fiat c’è stato con l’omologazione del motore Fire 1.4, prodotto negli Usa per la 500 destinata agli stessi mercati americani. Ieri il secondo round.
In entrambi i passaggi, all’accrescimento della quota Fiat è corrisposta una simultanea diminuzione degli altri soci.

Il terzo salto e l’opzione. La casa torinese potrà poi salire, ancora ‘gratuitamente’, al 35% all’avverarsi della terza condizione prevista dai programmi in essere, cioè l’omologazione per il mercato statunitense di un modello Chrysler con tecnologia Fiat in grado di percorrere almeno 14 chilometri con un litro di benzina. Ciò dovrebbe realizzarsi nell’ultimo trimestre di quest’anno.
Per arrivare al controllo dell’azienda e passare, dunque, dal 35% al 51%, toccherà poi mettere sul piatto denaro contante. Sulla base degli accordi di due anni fa l’azienda italiana dispone di un’opzione per l’acquisto del 16%, la cui validità partirà dal 1° gennaio 2013 ma che potrebbe essere anticipata se Chrysler restituirà i fondi avuti dal governo Usa e da quello canadese, 7,4 miliardi di dollari circa. Ciò implicherebbe ancora l’emissione di nuove azioni, stavolta a pagamento, e i soldi versati da Fiat resterebbero così in Chrysler.

L’auspicio. Per questo il numero uno del Lingotto, Sergio Marchionne, sta negoziando con gli istituti di credito, soprattutto statunitensi, l’ottenimento di un pacchetto di finanziamenti che sopperiscano a quelli pubblici. Il manager italiano ha dichiarato di auspicarsi di concludere tali trattative entro giugno, in modo che la Fiat possa esercitare l’opzione.
Marchionne, rispondendo a diversi esponenti della stampa estera, ieri ha altresì dichiarato che “la quota Fiat in Chrysler potrebbe salire anche oltre il 51%, poiché Chrysler è un business interessante”.

Marco Notari