Proteste a Montecitorio: in piazza i familiari delle vittime di Viareggio e L’Aquila

I poliziotti che presidiano Montecitorio sono tranquilli, camminano e ogni tanto si riuniscono in un punto della piazza per scambiare qualche parola. Sorridono e tradiscono sicurezza. Vicino alle transenne ci sono i manifestanti giunti da Viareggio e dall’Aquila (ma non solo): sono madri e padri, amici, zie e nonni di ragazzi che non ci sono più, mariti e mogli di persone che non torneranno più a casa e che adesso rischiano anche di non avere giustizia. Se la norma sulla prescrizione breve passerà (come è già accaduto alla Camera) i processi in corso potrebbero arenarsi per sempre e allora al loro incolmabile dolore si unirà anche la rabbia.

Una giornata qualunque – L’uomo addetto alla sicurezza, con l’altoparlante in mano, monitora scrupolosamente il via vai nella piazza antistante Montecitorio e ai passanti curiosi stipati dietro le transenne consegna parole rassicuranti: “Non è niente di straordinario, è la solita manifestazione, roba da poco”. Sarà, ma per le persone giunte qui da Viareggio e dall’Aquila questa non è affatto una giornata ordinaria. Sono qui per dire “no” al processo breve, la norma in esame alla Camera che rischia di mandare su un binario morto un numero importante di processi. Come quello che indaga sul disastro ferroviario di Viareggio (giugno 2009) e quello che tenta di far luce sul crollo della Casa dello Studente dell’Aquila (aprile 2009). Tra i manifestanti sventolano bandiere dell’Idv, di Sel e quelle di Fli e ogni tanto qualcuno intona l’Inno di Mameli o “Bella ciao“. Quando qualche deputato fa capolino dal palazzo è un coro di “Vergogna”, ma è solo un attimo.

Le vittime che chiedono giustizia – Per terra un grande striscione su cui campeggiano le foto di 12 giovani. Sono gli studenti sepolti dalle macerie del terremoto abruzzese, volti freschi e sorridenti immortalati per sempre in un’istantanea. Sotto i loro ritratti, una scritta a caratteri cubitali: “E’ triste leggere negli occhi di mamma e papà la certezza che neanche stasera tornerò a casa”. E non c’è altro da aggiungere. I familiari delle 32 vittime di Viareggio, invece, passeggiano con le foto dei loro cari addosso, le hanno stampate in dimensioni giganti e accanto al loro nome hanno indicato la data e il luogo della loro morte. Necrologi ambulanti che chiedono giustizia. Il sole accarezza la Capitale, a un passo dalla piazza comitive di turisti e stuoli di ragazzi in gita si godono via del Corso, generosa di vetrine e di bei palazzi. In fondo ha ragione l’uomo della sicurezza: questa è solo una giornata normale.

Maria Saporito