Sit in a Montecitorio: Dall’Aquila a Viareggio, c’è chi non avrà giustizia

ULTIMO AGGIORNAMENTO 19:27

Sit in contro il processo breve – Numerose associazioni e comitati hanno manifestato in piazza Montecitorio tutto il giorno. Slogan, striscioni, appelli, e qualche insulto.
E tanti cartelli con i volti delle vittime de L’Aquila, della tragedia di Viareggio, della Moby Prince. Poi la richiesta: “Continuate la protesta con noi“.

Vittime in piazza – Alfano aveva assicurato nei giorni scorsi che solo una minuscola percentuale di processi sarebbe stata cancellata da questa nuova legge, prima che qualcuno chiedesse: “E allora perche farla valida per i processi in corso?”.
Alcuni processi di questa minuscola percentuale, racchiudono il dolore di chi ha perso propri familiari, come le caso del terremoto dell’Aquila e in particolare il crollo della casa dello studente, o le vittime della strage di Viareggio o della Moby Price.
Loro non avranno mai giustizia perché i gravissimi reati di omicidio colposo, strage, sono inclusi nella nuova leggina salva premier.
Emanuela, Claudio, Luca. Stefania e Lorenzo, Nadia. Mouhamed, Davide, Andrea”. Quando, durante il sit-in in piazza Montecitorio, i familiari delle vittime iniziano a leggere i nomi dei loro cari, cala il silenzio.
I cartelli, gli slogan, sono tanti. Il senso, sempre lo stesso: “Pur di approvare il salvacondotto giudiziario per Silvio Berlusconi, si passa sopra il dolore e la legittima richiesta di giustizia di molti“.

Politici in piazza – Con i familiari delle vittime che attendono giustizia, il Popolo viola, oggi in Piazza Montecitorio anche i deputati dell’opposizione. Rispondono alle richieste della gente: “Il nostro dolore non va in prescrizione. Che paese è questo? Un paese i cui rappresentati sono in grado di approvare queste norme, non è un paese democratico”. E ancora: “Vogliamo sbattere in faccia a questa gente la nostra rabbia. Dove sono i cattolici del Popolo delle Libertà? Dov’è la loro morale, la loro etica pubblica”.
Antonio Di Pietro racconta quello che è successo in aula poche ore prima. “Abbiamo presentato un emendamento per salvare i processi che riguardano i vostri familiari. Niente. Non l’hanno neanche preso in considerazione. Non è possibile, non ce la facciamo più. Ci hanno riempito di bugie, hanno promesso che fare giustizia era una delle loro priorità. E invece sacrificano tutto sull’altare del sultano“.

Matteo Oliviero

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