Ferrara e il ministero della Verità: Rischio golpe contro il governo

Nell’Italia del tutto è lecito, e qualora non lo fosse comunque lo diventerebbe, nel Paese del Ministero della Verità che opera a reti unificate, cambiando le carte in tavola nemmeno ci si trovasse quotidianamente fuori da una qualsiasi stazione metropolitana con i furbetti a sfidarti a indovinare dove sta il bussolotto della fortuna, non ci si dovrebbe più stupire di nulla e anche l’indignazione dovrebbe essere messa in naftalina. Ma capita anche che l’aberrazione possa raggiungere livelli tali da trasformare un semplice editoriale di un giornale letto da pochissimi in secchiate d’acqua gelida che rischiano di risvegliare anche le coscienze più sopite. Mary Poppins diceva che il troppo storpia, ma Giuliano Ferrara probabilmente quel film non l’ha mai visto o, se l’ha fatto, gli è andato di traverso, visto che di storpiature la carriera del trasformista direttore de Il Foglio ne ha registrate numerose.

Ferrara e il colpo di… sole – L’imponente giornalista, neo conduttore della striscia quotidiana in onda dopo il Tg1 delle 20 e capace di far cambiare canale a quasi un milione di persone tra coloro che nonostante tutto riescono a sorbirsi gli editoriali di Minzolini, ha oggi gridato al colpo di stato. La minaccia verrebbe da parte di quella che definisce come la «cricca di Scalfari» e di cui farebbero parte a diverso titolo Alberto Asor Rosa, il «banale» Roberto Saviano, il «vanesio» Umberto Eco e l’immancabile Massimo D’Alema.
Obiettivo di questi comunisti di prima, seconda e terza generazione, sarebbe quello di «liquidare con la forza il governo eletto» facendo appello anche a Carabinieri e Polizia per attuare un «un piano eversivo per ‘congelare la Camere’».
Ma il delirio di Ferrara non finisce qui e passa anche per la descrizione dell’operato di Silvio Berlusconi, definito «giocoliere galante», come quello di un uomo che si troverebbe – udite, udite – a fare i conti nientepopodimeno che con un controllo democratico proveniente «che va dal Quirinale alla Corte costituzionale, da un establishment economico e finanziario criticabile, ma plurale ed europeo, a una stampa liberissima e in certi casi omologata alla morale corrente del contropotere».
Ferrara sente la democrazia italiana minacciata da «pallottole verbali, come abbiamo visto sono invocazioni alla violenza contro la Costituzione e le leggi, contro il verdetto elettorale, sono parole che chiedono dall’alto quel che non si riesce a fare dal basso per mancanza di consenso» e invoca «un grande raduno nazionale al Palasport di Roma con il titolo: ‘Storia di una persecuzione politica‘. E il sottotitolo: “Tecnica di un colpo di stato”. Non si puo’ assistere a questo grottesco scempio della legalita’ e sovranita’ repubblicana senza protestare, senza scendere in strada, senza resistere».
Ferrara così come tanti suoi compagni – nel gioco del ribaltare tutto, come altro chiamare il drappello di sodali al soldo del presidente del Consiglio? – continua ad appropriarsi in maniera indebita di parole come costituzione, democrazia, resistenza, svuotandole e abusandone come nel peggiore degli stupri. Quello alla intelligenza della popolazione.
E la sensazione è che il gioco stia sfuggendo loro di mano, in maniera pericolosa. Mary Poppins sosteneva che con un po’ di zucchero la pillola va giù, ma occhio al sovradosaggio.

Simone Olivelli