Gaza: gruppo salafita sequestra il blogger Vittorio Arrigoni (Video)

L’ultimo contatto con i suoi diecimila ammiratori, che lo seguono sul social network Facebook, Vittorio Arrigoni lo ha avuto ieri alle ore 19.12: in un messaggio pubblicato sulla bacheca virtuale, il blogger, che da anni vive la realtà palestinese nella Striscia di Gaza, dava la notizia della morte di quattro palestinesi avvenuta all’interno di uno dei tunnel scavati nei pressi di Rafah, al confine con l’Egitto, con l’obiettivo di far entrare di contrabbando beni di prima necessità come «animali, alimenti, cemento» e aggirare così l’embargo imposto da Israele.
Vittorio Arrigoni, blogger prima per passione e poi di professione, non ha più potuto aggiornare i propri lettori perché questa mattina è stato rapito da un gruppo salafita che, dopo aver rivendicato il gesto, ha fatto sapere che il trentaseienne italiano verrà ucciso qualora non vengano rimessi in libertà tutti i detenuti salafiti che si trovano nelle carceri di Hamas, il partito politico che governa sulla Striscia di Gazza.

Il video su Youtube – La prova che Arrigoni sia in pericolo è giunta tramite una registrazione pubblicata su Youtube dai rapitori: un lungo testo scritto in lingua araba scorre per tre minuti accanto al volto bendato del blogger su cui è evidente una ferita all’altezza della tempia destra. Nel messaggio di rivendicazione, il nostro Paese viene definito come uno «staterello infedele, il cui esercito è presente ancora nel mondo islamico», mentre l’ostaggio sarebbe colpevole di aver portato a Gaza la corruzione morale.
In verità, Arrigoni è sempre stato vicino al popolo palestinese anche nei momenti più bui come quello vissuto a cavallo tra la fine del 2008 e il gennaio del 2009 quando l’esercito israeliano mise sotto assedio l’intera Striscia di Gaza con la tristemente rinomata operazione ‘Piombo fuso‘.
Dalla Farnesina, intanto, viene fatto sapere che l’Unità di crisi è già in contatto con la famiglia di Arrigoni e che ci si attiverà con tutti i mezzi a disposizione per ottenere il rilascio del blogger. Ma con il passare delle ore l’ansia sale e nella mente di chi continua a scrivere messaggi di solidarietà sulla bacheca di Arrigoni torna la memoria di Enzo Baldoni, il giornalista freelance ucciso in Iraq nel 2004.

Simone Olivelli