Gheddafi bombarda Misurata. A Berlino la Nato cerca soluzioni

Ottanta missili Grad con un bilancio di 23 civili. Questo è l’ultimo capitolo dell’assalto a Misurata da parte delle milizie del Colonnello. Nella città a 120 chilometri ad est di Tripoli l’inferno per i ribelli e i cittadini sembra non avere fine: “Hanno sparato missili Grad su Kasr Ahmad, una zona residenziale vicina al porto”, denuncia alla Reuters Abdelbasset Abu Mzereiq, un portavoce degli insorti. “Continuano ad uccidere i civili – prosegue . – Ieri abbiamo perso cinque civili nei bombardamenti e 37 sono rimasti feriti”.

Si apre così nel segno tragico di Misurata il summit Nato a Berlino, dove il segretario di Stato americano Hillary Clinton aveva appena rinnovato il sostegno Usa alla missione Unified Protector. Gli Stati Uniti sosterranno “con forza la coalizione” fino a quando il lavoro sarà “terminato”. Un lavoro che però necessita di risposte immediate che l’Alleanza dovrà dare sull’infuocato terreno libico. Dopo i bombardamenti di oggi i ribelli sono tornati con forza a chiedere alla Nato di intensificare i bombardamenti, altrimenti “a Misurata sarà un massacro.” “Non staremo fermi a guardare un regime screditato che attacca brutalmente la propria gente – promette il segretario generale Nato Anders Fogh Rasmussen. – E’ nostro proteggere i civili
libici e faremo tutto quello che è necessario per farlo non solo con le parole.

Al di là degli annunci, però, la situazione in seno all’Alleanza non sembra essere molto chiara. Ancora oggi Francia e Gran Bretagna sono tornate a chiedere maggiori sforzi e impieghi di mezzi nelle operazioni in Libia. E a Bengasi si torna a valutare l’ipotesi di chiedere armi all’Occidente. E’ stata l’ipotesi ventilata da Mahmoud Shammam, un altro portavoce degli insorti, il quale da Doha ha confermato che il Consiglio Nazionale di Transizione potrebbe chiedere a determinati Paesi della coalizione fornitura di armi difensive per proteggere la popolazione civile.

A Berlino, invece, sembra si parli un’altra lingua. E lo si capisce fin dal discorso di apertura del summit fatto dallo stesso Rasmussen: “La forza militare non può dare una soluzione alla crisi. Occorre una soluzione politica – aveva già dichiarato il Segretario Nato al Der Spiegel e sta ai libici trovarla. Spero riusciremo a trovare questa soluzione nel prossimo futuro.” Parole che risaltano soprattutto per il fastidioso inceppo logico: niente armi. E i ribelli, per ora, hanno bisogno solo di quelle. La soluzione deve essere politica e a trovarla dovranno essere i libici. In tutto questo Rasmussen spera che presto una soluzione politica “riusciremo” a trovarla. Oppure dovremmo dire ad “imporla”?

Cristiano Marti