Se il Cavaliere cede il posto ad Alfano

Dopo di lui, Alfano. Sarebbe questa la “confidenza” che il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, avrebbe consegnato ai giornalisti della stampa estera durante una cena informale. Una dichiarazione “ghiotta”, rilanciata a tambur battente dalle più prestigiose testate internazionali: dal “Wall Steet Journal” al “The Guardian. Secondo quanto raccolto dai giornalisti stranieri, il Cavaliere avrebbe prefigurato per sé un futuro di “ozio” politico, indicando alla sua successione (nel 2013) il ministro della Giustizia, Angelino Alfano. E il sogno del Quirinale? Anche su quello il premier avrebbe spiazzato i presenti: “Non ho nessun interesse a salire al Colle – avrebbe assicurato Berlusconi – potrebbe andare Gianni Letta“.

Un Guardasigilli a palazzo Chigi – Nel giorno in cui il presidente del Consiglio incassa una vittoria importante alla Camera (il ddl sul “processo breve” è passato spianando la via alla prescrizione del processo Mills), lo statunitense “Wall Steer Journal” e il britannico “The Guardian” riportano una notizia esplosiva: nel 2013 Silvio Berlusconi lascerà la politica. Secondo quanto riferito dai giornalisti esteri, infatti, il Cavaliere, nel corso di una cena informale, si sarebbe “sbottonato” per consegnare loro alcune ghiotte anticipazioni. “Non ho nessuna intenzione di ricandidarmi a palazzo Chigi nel 2013 – avrebbe detto Berlusconi – piuttosto ci vedrei bene il ministro Angelino Alfano. Se servirò come ‘padre nobile’ per le elezioni – avrebbe continuato il premier – lo farò, per esempio facendo il capolista del mio partito, ma non voglio avere nessun ruolo operativo”.

E al Colle candida Gianni Letta – Non è tutto perché il Cavaliere avrebbe seguitato a spiazzare i giornalisti presenti confidando loro di non ambire minimamente a salire al Quirinale, come più volte ipotizzato dai suoi avversari politici (e non solo): “Non ho nessun interesse a salire al Colle – avrebbe chiarito Berlusconi – potrebbe andare Gianni Letta, un uomo stimato da tutti”. Come dire: per lui sarebbe il giusto riconoscimento dopo una vita spesa all’ombra, lontano dai riflettori che non raggiungono i meandri dei palazzi in cui si intessono le alleanze che contano. Anticipazioni destinate a fare il giro del mondo e che infatti le due testate internazionali hanno tempestivamente rilanciato, suscitando inevitabili reazioni.

Verdini e Bonaiuti smentiscono – Secondo quanto riferito dal coordinatore del Pdl, Denis Verdini, i fax e i telefoni della direzione sarebbero stati invasi da messaggi accorati vergati da sostenitori disperati. “Ma quella del premier – ha minimizzato Verdini – era solo una riflessione, uno stato d’animo dovuto all’essere sempre sotto pressione, non si tratta certo di una cosa vera”. Più o meno quanto sostenuto anche dal portavoce del Cavaliere, Paolo Bonaiuti: “Una cosa è fare un ragionamento – ha spiegato – ben altra cosa è renderlo come una certezza assoluta”. Per i berluscones, insomma, si sarebbe trattato soltanto di una “boutade“, che il Cavaliere avrebbe ingenuamente consegnato ai giornalisti esteri in un momento di personale scoramento. Un ragionamento difficile da seguire se si considera la straordinaria familiarità che il presidente del Consiglio ha con i mezzi di comunicazione e la sua propensione a studiare nel dettaglio ogni singola “uscita”. Nonostante poi le ripetute gaffe.

La guerra con i magistrati – Anche perché nella sua chiacchierata informale con i giornalisti stranieri, Berlusconi, avrebbe rimarcato alcuni punti irrinunciabili, come lo scontro “epocale” con la magistratura: “E’ in atto una guerra – avrebbe ammesso il Cavaliere – ed è quella con la magistratura che è un cancro, qualcosa di peggio delle Brigate Rosse. Le accuse contro di me sono assurde e infondate. Per questo ho paura dei giudici e di quello che vogliono fare, vogliono farmi cadere e rovinare le mie aziende, stanno cercando – avrebbe ribadito il premier – di sovvertire il voto popolare”. Un mantra noto ormai a tutti, questo sì destinato a non far più notizia.

Maria Saporito