“Habemus Papam”: Nanni Moretti, il Vaticano e il Pontefice depresso

Recensione in anteprima – File di cardinali che recitano litanìe, piazza San Pietro gremita di fedeli, paramenti neri e porpora e un Sommo Pontefice roso dai dubbi. Tutti al servizio di Nanni Moretti, che dopo quattro anni di silenzio abbandona il “Papi” nazionale del Caimano e si dedica alle vicissitudini di un Papa malinconico e insicuro, che ha il volto del sempreverde Michel Piccoli. Habemus papam il suo nuovo film, è l’ennesima conferma del personalissimo stile del regista romano, che resta sul tono della commedia leggera e garbata per trattare temi di peso, che trattati altrimenti risulterebbero pretenziosi o didascalici. Per tutti coloro che erano in attesa del suo ritorno – fan, estimatori o semplici curiosi – l’attesa è finita: il film uscirà nelle sale questa sera, venerdì 15 aprile.

Il film inizia con la convocazione di un Conclave, a seguito della morte del Papa, che dovrà eleggere il nuovo Pontefice. Dopo varie fumate nere, inaspettatamente viene eletto Melville, un cardinale francese, che pur titubante accetta l’incarico. Ma proprio al momento della proclamazione davanti al mondo intero (“Nuntio vobis Gaudium Magnum: Habemus Papam…”) Melville viene preso da un attacco di panico e rifiuta di mostrarsi alla folla acclamante. Da quel momento i cardinali le tenteranno tutte pur di far ritrovare al neo-Papa la tranquillità necessaria, arrivando persino a convocare uno psicoanalista di successo (Brezzi, interpretato da Nanni Moretti), nonostante l’inconciliabilità tra Fede e Psicoanalisi. Alla fine sarà il Papa stesso a cercare clandestinamente, per le vie di Roma, le risposte alle sue domande, che lo porteranno alla decisione finale.

Commedia leggera, argomento pesante, dicevamo. Moretti resta però in bilico sul filo del politically correct, privando il film di qualsiasi accenno polemico al Vaticano (anche se il discorso finale del Papa, forse, un po’ lo è) e mostrando piuttosto il lato umano, privato e dopotutto simpatico dei cardinali. Si lascia andare, come suo solito, al gusto per il siparietto comico (gustosissime la partite a scopa e a pallavolo tra cardinali ) e lascia il contraltare drammatico di questa storia interamente alla vicenda intima e privata di un Papa in cerca di sé stesso per le vie di Roma, tra una Margherita Buy psicanalista e una compagnia teatrale alle prese con Cechov. Lo scopo di Moretti in fondo è chiaro: parlare delle insicurezze e del senso di inadeguatezza che proviamo tutti, prima o poi, nella vita. Che lo faccia attraverso una figura imponente come quella di un Pontefice è solo un dettaglio secondario, perché a trionfare in questo film è la dimensione intima, personale ed esistenziale, non la dimensione pubblica.

Un Michel Piccoli come sempre straordinario, novello Celestino V col sorriso che lacrima e gli occhi che parlano, dà uno spessore al protagonista senza la quale il film non potrebbe mai sorreggersi. Non mancano le solite ingegnose battute (e qualche brillante trovata) in stile morettiano, ma nella sceneggiatura sembrano mancare le motivazioni forti che conducono questo Papa amante del teatro (chiaro accenno a Wojtyla) a prendere la sua controversa decisione finale. Non si scandaglia troppo a fondo, il ritmo resta sospeso tra la commedia e il dramma psicologico, ma senza giungere a un giustificato scioglimento finale, a un’unione armonica delle due dimensioni. Nonostante ciò, e considerato anche l’ottimo lavoro delle maestranze (scenografia e costumi in primis) Habemus Papam, pur non esaltando, resta al di sopra della media delle produzioni italiane. A Cannes, dove il film è ufficialmente in concorso, avremo una buona ragione per alzare con orgoglio la bandiera italiana.

Roberto Del Bove