Libia, Berlusconi: L’Italia non parteciperà ai bombardamenti

Libia – Il fronte Usa, Francia, Inghilterra vuole la fine di Gheddafi. Il colonnello deve lasciare prima possibile il potere. Berlusconi fa sapere che l’Italia non avvierà azioni militari in Libia, anzi Palazzo Chigi afferma di voler rivedere tutte le missioni all’estero.

L’Italia non bombarderà –  Mentre Stati Uniti, Francia e Inghilterra pensano già al dopo Gheddafi, chiedendo costantemente al Colonnello di lasciare immediatamente il potere consegnano il paese ai ribelli, il governo fa sapere che il nostro paese non parteciperà ai bombardamenti in Libia. E’ stato deciso dal Consiglio dei Ministri dove il premier ha  aggiunto che è arrivato anche il momento di rivedere la partecipazione italiana in alcune missioni all’estero particolarmente onerose, tra cui quella in Libano.
Non a caso qualche giorno fa Calderoli affermò di voler proporre il ritiro immediato dal Libano.
Facciamo già molto, la Libia è stata colonia italiana e non possiamo bombardare“, ha affermato il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi.
La Russa precisa: “Proseguiamo come abbiamo fatto finora, l’intero governo è stato concorde nel ritenere che l’attuale linea dell’Italia sia quella giusta e non pensiamo di modificare il nostro apporto alle operazioni militari in Libia. In Consiglio dei ministri abbiamo confermato che la linea in atto è quella giusta sia per quanto riguarda l’attività in ossequio alla risoluzione dell’Onu sia quella relativa all’immigrazione, io sto andando a Lampedusa dove i nostri militari stanno facendo un ottimo lavoro“.

Rivedere tutte le missioni – Berlusconi sottolinea la necessità di ridurre l’impegno italiano in alcune missioni all’estero visto il “grande impegno” anche economico che esse comportano. Di fronte all’emergenza migranti, che comporta anche costi ingenti per il Paese con l’applicazione del blocco navale e le operazioni di accoglienza, il premier potrebbe decidere di ridurre la partecipazione italiana a operazioni in corso, tra avrebbe citato quella in Libano.

Matteo Oliviero