Libia. Obama, Cameron e Sarkozy: proteggiamo i civili. Ma a Misurata si continua a morire

Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti come all’inizio della crisi libica. Uniti nel difendere una missione che inizia a scricchiolare sotto i bombardamenti di Gheddafi e le proteste degli insorti. Questa volta, però, le parole che Sarkozy, Cameron e Obama hanno speso in un comunicato congiunto suonano più come un’implicita difensiva per la lentezza dei risultati ottenuti, che come un rinnovo di impegno contro il Colonnello che continua ad attaccare e ad ammazzare libici innocenti: “Il nostro dovere e il nostro mandato in base alla risoluzione Onu 1973 è proteggere i civili, ed è ciò che stiamo facendo. Non è, invece, rimuovere Gheddafi con la forza. Ma e’ impossibile immaginare un futuro per la Libia con Gheddafi al potere.

E’ in questa dichiarazione che sta tutto il paradosso della crisi libica. La Nato continua a ribadire il suo (unico) compito di proteggere i civili senza però poter intervenire in maniera determinante contro chi, di quegli stessi civili, continua a perpetrarne una strage. E’ quello che sta avvenendo a Misurata, dove gli abitanti hanno avuto oggi un altro risveglio di fuco: 120 razzi lanciati sulla città hanno ucciso altre otto persone ferendone diverse, fra le quali anche anziani e bambini. Pensare ad un assedio simile che dura ormai da più di un mese e che non cessa nonostante i raid occidentali, non può che portare a concordare con chi, fra i ribelli, inizia a pensare che il motto della Nato sia “guardare ma non toccare”.

Questo nonostante sul versante occidentale si consumino incessanti appelli ad un rafforzamento dell’intervento militare. Nei giorni scorsi erano stati gli stessi Obama, Sarkozy e Cameron a chiedere all’Italia un maggior impegno in termini di mezzi. “Facciamo già abbastanza” è stata la risposta del premier Silvio Berlusconi. Segno che all’interno dell’Alleanza non tutti procedono allo stesso passo. “Rimaniamo uniti sulle misure da adottare per porre fine a quanto sta accadendo”. E’ quanto premettono nel loro intervento i tre Presidenti. Ma il vero problema è che, nella crisi libica, rimanere uniti dovrebbe significare anche concordare una strategia con Bengasi che da tempo chiede, se non un intervento di terra da parte della Nato, quantomeno la possibilità di ricevere armi per potersi difendere sul terreno. Perché è nelle città che si sta combattendo. E’ per le strade che Gheddafi sta vincendo nella sua resistenza. “Quando la Libia era immersa nel caos (…) l’opposizione libica ha chiesto aiuto. Rispondendo rapidamente i nostri tre Paesi hanno fermato le forze di Gheddafi. Il bagno di sangue nel quale ha minacciato gli abitanti di Bengasi, assediata, è stato evitato” Sono parole che Obama, Sarkozy e Cameron spendono oggi. Peccato che si riferiscono al passato, all’inizio della rivolta. Nel frattempo qualcosa è cambiato.

Cristiano Marti