Tremonti frena il governo sul nucleare. Decisione politica?

Nucleare – Tremonti frena il governo sul nucleare e trova tutti d’accordo. Obiettivo, evitare il quorum dato che tra i quesiti c’è il legittimo impedimento.
Il premier teme che il voto al referendum si traduca in un voto contro di lui.

Tremonti – Le parole di Tremonti non lasciano spazio ai dubbi, per il momento in nucleare resta sul tavolo. Sul nucleare “il governo ha avviato una pausa di riflessione”, dice il Ministro, che l’altro giorno, durante il Consiglio dei ministri, ha annunciato quello che in realtà già tutti sapevano.
Il programma di costruzione delle centrali nucleari quindi per ora è sospeso, almeno fino al 2013.

Decisione politica? – Ora viene da chiedersi come mai questa brusca frenata da parte del governo, eppure le parole dei politici di maggioranza sembravano chiare “Il nucleare è sicuro”, “va fatto”, con tanto di spot mandati in onda a dicembre, la famosa partita a scacchi.
Si tratta dell’onda emotiva provocata dal disastro di Fukushima? La posizione dell’intera Europa sugli impianti, che, dopo il sisma in Giappone, è improntata alla massima prudenza? Forse.
Silvio Berlusconi rinuncia all’atomo in vista di due importanti appuntamenti: le imminenti elezioni amministrative e soprattutto il referendum dell’Italia dei Valori in programma a metà giugno.
Le elezioni sono un pericolo, è possibile che i candidati di centrodestra siano svantaggiati dalla posizione del governo sul nucleare.
Qualcosa è cambiato visto che il giorno dopo lo tsunami in Giappone, Paolo Romani annunciava sicuro che sul nucleare “l’Italia non torna indietro”, ma livello locale tutte le regioni iniziavano a smarcarsi con un secco “in casa nostra centrali non ne vogliamo”.

Referendum – Ma c’è un’altra ragione, sempre politica e questa volta riguarda direttamente il referendum di metà giugno promosso dal partito di Di Pietro.
Ci saranno quattro quesiti: due riguardano il No alla privatizzazione dei servizi idrici locali, uno il No al programma nucleare del governo e, in ultimo, il No al legittimo impedimento: la legge salva-processi fatta su misura per B, già parzialmente dichiarata incostituzionale dalla Consulta lo scorso 14 gennaio.
Berlusconi non teme la bocciatura del legittimo impedimento, fino a poco era l’unico scudo giudiziario, ma ora con il processo breve, già approvato alla Camera riuscirà comunque nell’intento di non farsi processare.
Il premier teme il voto contrario, teme che il voto si traduca in un voto contrario al governo e a lui stesso, rompendo quell’asse da lui creata per giustificare riforme come quella della giustizia, “è il popolo che lo vuole”.

Matteo Oliviero