Libia, Misurata ancora colpita. La Russia avverte la Nato: Nessun cambio di regime

A Bengasi cresce la paura e l’assedio delle milizie di Gheddafi diventa ogni giorno più asfissiante. Un’altra mattina è passata sotto i razzi e i fuochi d’artiglieria dei lealisti, cui sono seguite brevi incursioni dei raid della Nato. In realtà la città non ha avuto pace nemmeno questa notte, passata a combattere. L’ospedale Hikma riferisce di aver ricevuto prima dell’alba cinque cadaveri e 31 feriti. “La scorsa notte e’ stata come una pioggia”, racconta un residente.

Intanto a Bengasi si cerca di affrontare anche l’emergenza degli stranieri presenti in città: secondo l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni sarebbero fra gli otto e i diecimila a voler fuggire. Ieri sono riusciti a lasciare la città soltanto 1.200 persone, grazie all’arrivo dello Ionian Spirit, la nave greca che nella notte ha anche scaricato 400 tonnellate di aiuti. Una nave turca, invece, ha caricato altre 1.200 persone ripartendo in direzione di Alessandria d’Egitto. Sono ancora molti, però, gli stranieri in città, fra nigeriani, bengalesi, tunisini e iracheni. Uniti con i libici nel terrore dei bombardamenti che durano incessantemente da due giorni. Un assedio medievale”, lo definiscono gli alleati Nato, nel quale ormai è difficile quantificare il bilancio di vite umane.

Ma non è soltanto Misurata a subire l’assedio dei militari di Gheddafi. Anche Ajdabiah è finita sotto il fuoco lealista. E mentre a Sirte come nell’est del Paese si moltiplicano gli scontri fra i due fronti, all’interno dell’Alleanza le polemiche non accennano a placarsi. Sulla dichiarazione congiunta scritta da Obama, Cameron e Sarkozy, e comparsa su diversi quotidiani, il ministro della Difesa francese Gerard Longuet è entrato in polemica col suo stesso Presidente, accusando che in Libia “siamo andati al di là della Risoluzione 1973 dell’Onu. La Risoluzione, infatti, non parla del futuro di Gheddafi.” Ancora più duro il commento del ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov, che avverte: “Nessun cambio di regime. Il Consiglio di Sicurezza non ha autorizzato alcuna attività” per spodestare il Colonnello. La replica alle polemiche arriva dal segretario generale della Nato Rasmussen: L’Alleanza è “determinata a continuare il suo impegno finché ci sarà una minaccia per i civili e finché Gheddafi sarà al potere questa minaccia non sparirà”. Tutto chiaro in teoria. Ma in pratica sembra che la Nato in Libia stia cadendo sotto i fuochi di Gheddafi e le polemiche che Parigi, Londra e Washington sembrano alimentare giorno dopo giorno.

Cristiano Marti