Morte Arrigoni: messaggi irrisori su Facebook spia della deriva della nostra società?

Nel gergo della Rete si utilizza il termine flaming per indicare i comportamenti deliberatamente aggressivi che caratterizzano le azioni di alcuni membri facenti parte una comunità virtuale. Spesso celando la propria identità dietro entità fittizie, questi utenti intervengono lanciando provocazioni fini a se stesse, suscitando così il più delle volte la reazione indignata degli altri partecipanti. Il flaming e i fakes (i falsi profili, ndr) sembrano trovare terreno fertile nelle discussioni inerenti i più cruenti fatti di cronaca: Sarah Scazzi, Yara Gambirasio, adesso Vittorio Arrigoni.

Su Facebook ironia sull’esecuzione – Nel caso del blogger italiano, rapito e trucidato in meno di ventiquattro ore da un gruppo salafita all’interno della Striscia di Gaza, è lecito chiedersi se la comparsa di messaggi irrisori sulla macabra sorte toccata al pacifista, che per anni ha lavorato accanto ai palestinesi, non celino, dietro l’apparente banalità e cattivo gusto, la spia di un sentimento che pare farsi strada sempre più in alcuni settori della società civile: una forma di xenofobia che sfocia in un egoismo tout court, tale che chi si impiccia dei problemi altrui non merita alcuna compassione perché in fondo, qualora facesse una brutta fine, se la sarebbe cercata.
Dalle disposizioni d’animo ostili agli immigrati che arrivano disperatamente sulle nostre coste, alle prese in giro nei confronti di Vittorio Arrigoni, forse è il caso di iniziare ad allarmarsi. Certo, si parla sempre di ristrette minoranze ma ciò conta relativamente poco: la storia ha dimostrato spesso come fenomeni attecchiti, in un primo momento, solo in piccoli gruppi poi si siano estesi a macchia d’olio.
Vittorio Arrigoni per anni ha speso la propria esistenza a fianco di un popolo che vive rinchiuso in una sorta di carcere a cielo aperto ed è morto perché la stupidità umana non conosce bandiera. Per quanto riguarda noi, invece, forse è giunto il momento di guardarci con onestà allo specchio e capire in che direzione sta andando la nostra società, senza cullarci nell’ipocrita presunzione di fare comunque parte del civile occidente.
Non siamo migliori di loro e Vittorio Arrigoni diceva sempre: «Restiamo umani».