Scuola pubblica, la Rete degli Studenti contro Berlusconi: Il solito show

Quegli odiati insegnanti ‘comunisti’. Scoppia puntuale la polemica sulle parole del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, che oggi ha per l’ennesima volta criticato la scuola pubblica e gli “insegnanti di sinistra” che “inculcano ideologie e valori diversi da quelli della famiglia“. Dura è la reazione della Rete degli Studenti, secondo cui “Berlusconi per l’ennesima volta torna a parlare di scuola invece di occuparsi, come dovrebbe, degli enormi danni che il suo governo e la riforma Gelmini stanno causando” e “di come la scuola pubblica è stata distrutta da tagli e riforme scellerate“.

L’ennesimo show. Si è trattato di “uno dei suoi (di Berlusconi, ndr) show che hanno come protagonisti i comunisti, gli insegnanti di sinistra e le scuole private, paladine della libertà“. A febbraio, si legge nel comunicato degli studenti, “quando disse che la scuola ci ‘inculcava’ valori negativi siamo scesi in piazza per far emergere tutta la rabbia verso un governo che vanifica con le parole e coi fatti i valori fondanti della nostra Costituzione: il diritto allo studio, la ricerca, scuole e università pubbliche e accessibili a tutti”.

Berlusconi vada a casa. “Le famiglie e le mamme d’Italia saranno veramente libere, così come gli studenti, quando avranno la possibilità di frequentare una scuola pubblica che funziona, aperta a tutti, di tutti e di qualità – spiegano dalla Rete degli Studenti – Ci siamo seriamente stufati di dover difendere continuamente la scuola pubblica dagli attacchi del presidente del Consiglio, il carattere pubblico di scuola e università non deve essere messo in discussione né con le parole né con le riforme, è alla base della nostra Costituzione e del nostro Paese”. “Se il presidente Berlusconi è di un altro parere – concludono gli studenti – non può governare l’Italia e lo preghiamo di andare a casa“.

R. E.