Siria: ieri il giorno della tenacia. Oggi al-Assad parla al nuovo governo

Ieri in Siria è stato il “giorno della tenacia”, come annunciano i messaggi che corrono sulla rete. Un venerdì diverso dagli altri perché questa volta le forze dell’ordine hanno arginato le proteste in modo meno violento rispetto ad altre occasioni. Ancora ieri i manifestanti chiedevano libertà dal regime di Bashar al Assad che dura da dieci anni. A Damasco, in Piazza degli Abbasidi, si gridava la rabbia per le vittime dei massacri di Daraa e Banias, città ancora sotto assedio dell’esercito. Sui fatti di ieri Al Arabiya ha comunque parlato di lacrimogeni per disperdere la folla, e diversi blogger hanno denunciato alcuni episodi nei quali la polizia ha sparato sui manifestanti. Anche se gli scontri, al momento, non sembrano aver registrato vittime.

Ma ieri non è stato solo il Venerdì di Damasco. E’ stato soprattutto il giorno di Daraa, la città dalla quale esattamente un mese fa è partita la rivolta dei siriani che lottano per la democrazia. Anche lì migliaia di manifestanti hanno scandito slogan contro il regime invocando una stagione di riforme. A nulla, dunque, sono servite la liberazione di decine di detenuti politici e la formazione di un nuovo governo. A Banias, nonostante l’esercito a presidiare le strade della città, erano in 1.500 a protestare; a Daraa in serata migliaia di manifestanti hanno potuto festeggiare il ritiro delle forze dell’ordine a seguito di un incontro tra il presidente Assad e alcuni rappresentanti della città.

Oggi, intanto, è atteso il primo discorso che Assad pronuncerà in occasione della prima riunione del nuovo governo, il quale avrà il compito di realizzare un programma di riforme. Diverse le richieste dei manifestanti di cui il nuovo esecutivo, guidato dall’ex ministro dell’Agricoltura Adel Safar, dovrà tener conto: priorità assoluta alla revoca dello stato d’emergenza, in vigore dal 1963; liberalizzazione della stampa e pluralismo politico. Richieste che la Comunità internazionale (l’Europa in testa) giudica “legittime”. Sacrosante per i siriani, che ieri in piazza gridavano “la morte piuttosto che l’umiliazione”.

Cristiano Marti