Processo Thyssen, fu omicidio volontario. Pm Guariniello: Nuove speranze per i lavoratori

L’attesa è durata trenta minuti – vissuti con compostezza così come avevano auspicato i giudici – poi un applauso scrosciante ha unito gli oltre duecento presenti nell’aula della Corte d’Assise di Torino e tutti coloro che erano rimasti fuori dal Tribunale. La sentenza di primo grado era stata appena letta: la Thyssenkrupp è stata giudicata colpevole per il rogo avvenuto nello stabilimento di Torino la notte tra il 5 e il 6 dicembre 2007. In quell’occasione, sette operai persero la vita a causa della fuoriuscita di olio bollente che prese fuoco.
Ma il pronunciamento della Corte ha qualcosa di epocale perché è la prima volta che in un incidente mortale avvenuto sul luogo di lavoro viene riconosciuta l’accusa di omicidio volontario: responsabile dell’eventuale dolo nell’incendio è Herald Espenhahn, amministratore delegato della società. Per lui la condanna è a sedici anni e mezzo di reclusione. Pena che va dai dieci ai tredici anni, invece, per altri cinque dirigenti: Marco Pucci, Cosimo Cafueri, Giuseppe Salerno, Gerald Priegnitz e Daniele Moroni.
Soddisfazione per i magistrati che hanno sostenuto l’accusa e che intravedono nella sentenza di ieri una «svolta epocale» nella giurisprudenza in materia di incidenti sul lavoro.

Guariniello: Nuove speranze per i lavoratori – La condanna per i dirigenti della Thyssen potrà fungere da monito per tutte le aziende che mettono gli operai nella condizione di non lavorare in sicurezza. Il messaggio arriva dal pm Raffaele Guariniello: «Si tratta del salto più grande di sempre in tutta la giurisprudenza in materia di incidenti sul lavoro. Questa pronuncia deve fare sperare i lavoratori e far pensare gli imprenditori. Diciamo che una condanna non è mai una vittoria – ha commentato ancora Guariniello – né una festa, però questa condanna può significare molto per la salute e la sicurezza dei lavoratori».
Per chi, nel corso di questi anni, ha assunto il ruolo di difensori della società metallurgica quella letta dai giudici torinesi è una «sentenza incomprensibile e inspiegabile» che nell’assicurare che si inoltrerà il ricorso in Appello hanno aggiunto: «Vedere cose di questo tipo è sconsolante».
La sentenza prevede anche cospicui risarcimenti, non solo per i parenti delle vittime: due milioni e mezzo a Regione Piemonte, Comune e Provincia di Torino, 400mila euro ai sindacati Fim-Fiom-Uilm e Cub, 100mila a Medicina democratica, oltre tre milioni ai parenti e agli ex colleghi delle vittime.

S. O.