Yara: il fondatore del gruppo Facebook si dichiara fascista e razzista

Quasi ottantatremila utenti, più di duemila immagini ritraenti fotografie e disegni dedicati a lei, un numero imprecisato di messaggi di solidarietà per chi, seppur mai conosciuta in vita, è diventata la sorella, l’amica, la figlia. Il Gruppo per trovare Yara Gambirasio, ospitato dal social network Facebook, è divenuto il simbolo della condivisione del dolore al tempo di Internet. Prisma capace di rifrangere le speranze e le paure di chi dall’indomani del 26 novembre scorso, giorno in cui la tredicenne scomparve da Brembate di Sopra, ha creduto per tre mesi che la ragazzina potesse ritornare a casa viva e che poi, confermato il ritrovamento del cadavere il 26 febbraio, ha continuato a dedicarle pensieri come se nulla fosse accaduto o, se si vuole, come se tutto potesse ancora avvenire.
Ma quella del Gruppo per trovare Yara Gambirasio è stata anche una realtà contraddittoria come tutte le comunità – reali o virtuali in questo caso interessa poco – che si rispettino: non sono stati pochi, ad esempio, coloro che hanno guardato alla nascita e all’evoluzione della community come all’esemplificazione del potere dei media capace di dettare l’agenda dell’attualità al punto di far diventare una tragedia privata in un dramma collettivo, tale da tenere incollato al monitor anche chi in tutta la vicenda non poteva essere altro che uno spettatore.

La crescita e la scissione del Gruppo – Quasi a voler ricalcare ciò che succede nella vita di tutti i giorni, i disguidi all’interno del gruppo Facebook, specialmente per quanto riguarda il modo in cui esso è stato gestito, hanno portato a una sorta di emigrazione di qualche centinaio di membri in un’altra realtà dal nome di più ampio respiro: Yara, per non dimenticare tutti i minori vittime di abusi. Nel giro di poche settimane, la nuova comunità ha riunito già più di quattrocento utenti. Fin qui niente di nuovo. Ciò che però è accaduto nelle ultime ore ha scosso e inorridito tutti coloro che avevano visitato le pagine dedicate a Yara Gambirasio con la sincera intenzione di dedicare qualche minuto alla sua memoria o nella speranza di trovarvi qualche aggiornamento sull’andamento delle indagini che sembrano trascinarsi in un eterno nulla di fatto.

«Sono fascista e qui gli stranieri non li voglio» – Riccardo Cm, questo il nome dell’utente che ha fondato il Gruppo per trovare Yara Gambirasio, ieri sera, nell’ambito di una vivace discussione tra alcuni membri delle due community ha pubblicato un messaggio in cui, oltre a una sequela di insulti di bassa lega, rivendica con orgoglio il proprio essere «italiano e fascista e razzista», aggiungendo di non accettare la presenza di stranieri tra i membri della pagina Facebook.
L’amministratore ha poi continuato stigmatizzando le unioni con partner non italiani e sostenendo che la maggior parte dei minori abusati sarebbe vittima di extracomunitari.
Nello stupore generale di chi ha fatto fatica ad accettare che certe aberrazioni trovassero spazio in un luogo che per mesi è servito per mostrare solidarietà nei confronti di una tredicenne travolta da un incubo che l’ha portata alla morte, c’è chi ha ipotizzato una denuncia alla polizia postale per apologia del fascismo. Ma Riccardo Cm, a quanto pare, sembra non temere alcunché: «Andatemi a denunciare, sai quanto me ne…».
Povera Yara.

S. O.