G20, ripresa a rischio. Si lavora a riforme anti-crisi

“Nonostante i rischi legati al petrolio, le sfide finanziarie che ancora devono essere affrontate in alcune parti dell’Europa e nonostante quanto è successo in Giappone, quello che si vede è una graduale guarigione, un graduale rafforzamento della fiducia sulla capacità dell’economia mondiale di crescere a un tasso ragionevole” ha dichiarato il Segretario al tesoro Usa Timothy Geithner ai lavori preparatori del G20 di questo fine settimana.

Fiducia e squilibri. Gli Stati Uniti tentano di trasmettere fiducia su una ripresa globale che non è a rischio, ma i timori legati alla crisi del debito sovrano dei Paesi dell’eurozona continuano a sollevare tante perplessità al meeting di Washington dei ministri finanziari e dei banchieri centrali delle principali economie mondiali, intenti a portare avanti un progetto di riforme capaci di allontanare future crisi economiche.
Gli esponenti del G20, per rendere la ripresa stabile, stanno lavorando ad un piano di riforme che possa rendere l’economia globale meno soggetta alle turbolenti oscillazioni che hanno caratterizzato gli ultimi dieci anni, con il passaggio obbligato della la riduzione degli squilibri attualmente esistenti tra i paesi esportatori, come la Cina, e i paesi gravati dal debito, come gli Usa.
“É una questione di credibilità per il G20 che si riesca a trovare un accordo su linee guida indicative in questo fine settimana” ha dichiarato il commissario europeo agli Affari economici e Monetari Olli Rehn, mentre il ministro delle Finanze canadese Jim Flaherty ha ribadito che la priorità principale resta quella di affrontare gli squilibri tra i Paesi emergenti e le Economia consolidate, anche se “ci sono ancora alcuni ostacoli sulla via”. L’allusione alla la politica cinese di sottostima dello yuan a sostegno dell’export, per gli analisti, sembra evidente.

Linee guida. Il G20 questa settimana punta a completare il lavoro sulle ‘linee guida’ che dovrebbero permettere di stabilire se un Paese spende o risparmia troppo, anche se l’individuazione puntuale dei Paesi non virtuosi arriverà in un momento successivo.
Due mesi fa, a febbraio per la precisione, i Grandi della Terra avevano scelto come indicatori per monitorare gli squilibri il debito e il deficit pubblico, il risparmio e il debito privato e una misura dello sbilancio esterno composto dal saldo commerciale, i flussi di reddito da investimenti e da trasferimento, tenuto contro delle politiche monetaria, fiscale e del tasso di cambio. Ora bisogna rendere operativi questi indicatori trovando un accordo tra i Paesi del G20 sulle soglie e i livelli di equilibrio che, se superati, facciano scattare l’allarme e portino a un’analisi approfondita delle problematiche interne ad ogni Stato.

Marco Notari