Grecia: l’Europa trema. I mercati scommettono sul crack ellenico

Mentre il premier greco Papandreou ha fatto sapere di aver intrapreso un nuovo piano di risanamento attraverso privatizzazioni per un ammontare di 50 miliardi di euro e ha confermato risparmi per altri 26 miliardi, dalla Germania arrivano nuovi messaggi poco propensi a credere nel ‘risorgimento’ ellenico.
Il viceministro degli Esteri tedesco Hoyer, infatti, nelle stesse ore e attraverso le pagine di Bloomberg, ha dichiarato che “una ristrutturazione del debito ellenico non sarebbe un disastro”, e i mercati hanno dato subito adito alla posizione della Germania.

La fuga degli investitori. La reazione dei mercati alle parole del viceministro tedesco Hoyer non si sono fatte attendere. Gli investitori hanno dato vita ad un’immediata fuga dai titoli ellenici, scommettendo ormai sfacciatamente sul crack e provocando così un’impennata del differenziale dei titoli rispetto al bund decennale tedesco a 1.038 punti: nuovo record negativo dai tempi dell’introduzione dell’euro. E i Credit default swaps (Cds), le assicurazioni sui fallimenti, sono balzate a 1.147 punti.
In estrema sintesi, ciò vuol dire che il mondo della finanza ormai stima il 63% di probabilità che la Grecia fallisca entro i prossimi cinque anni.
E ciò ha prodotto un immediato effetto contagio sui titoli spagnoli, portoghesi e italiani, già segnati nel fine settimana dal declassamento del debito irlandese operato da Moody’s.

Rettifiche e smentite. L’affermazione, da più parti reputata incauta, del viceministro degli Esteri dell’esecutivo di Berlino, non è però un caso isolato.
Nei giorni scorsi dichiarazioni di pari spessore erano state rilasciate dal ministro dell’Economia tedesco SchaeubleDie Welt, parzialmente rettificate venerdì dallo stesso ministro con “i mercati hanno interpretato male le mie parole”.
Ma la smentita non ha rallentato la fuga degli investimenti, tanto che s’è reso necessario l’intervento della Banca centrale europea per cercare di allontanare lo spettro di una ristrutturazione del debito ellenico, con Gertrude Tumpel-Gugerell, membro del direttivo Bce, che ha tentato rimediare all’uscita del suo connazionale sostenendo che la Grecia la “può evitare”.
Dello stesso spessore l’intervento del suo collega Athanasios Orphanides, che ha aggiunto che “il governo greco dovrebbe essere lodato per aver realizzato un programma veramente coraggioso”, mentre Victor Constancio, vicepresidente della Bce, ha fatto sapere di “non essere al corrente” di alcuna ristrutturazione.
Ma anche dalla Commissione Ue sono giunti messaggi miranti a far rientrare l’allarme, con il presidente  Juncker che ha sostenuto che una ristrutturazione è esclusa e che i fondamentali della zona euro sono “solidi”.

Marco Notari