Libia, bombe su Misurata e Ajdabiya. Berlino: la missione non sarà breve

I ribelli ancora costretti alla ritirata. Mentre le bombe delle milizie governative continuano a provocare morti e feriti a Misurata, adesso è Ajdabiya la città presa di mira dall’artiglieria degli uomini di Gheddafi. Tutto questo mentre proprio ieri gli insorti sostenevano di aver riottenuto il controllo della strada verso Brega e di essere vicini proprio ad Ajdabiya. E’ in questa città che si sta consumando l’ennesimo capitolo di una guerra fatta di avanzate e ritirate repentine su entrambe i fronti. L’ultimo colpo lo hanno messo a segno i lealisti: “Abbiamo soccorso 30 persone – racconta Abdel Hamid el-Gadi, medico dell’ospedale di Ajdabiya – tre di loro completamente ustionate, tra il 97% e il 100% del corpo, sei sono morte. Gli altri pazienti avevano ustioni minori.

Anche la città di Brega ha subito ieri i bombardamenti delle milizie gheddafiane, che hanno ammazzato 8 persone, ferendone 27. Intanto la battaglia si infiamma a Misurata, sotto assedio ormai da una quarantina di giorni, dove i ribelli e Human Rights Watch denunciano l’uso di bombe a grappolo da parte dei lealisti. E’ la stessa organizzazione umanitaria a sollevare l’accusa, dichiarando di avere in possesso delle immagini che proverebbero l’utilizzo degli ordigni letali. Mussa Ibrahim, un portavoce di Gheddafi, nega: “Li sfido a provarlo. Moralmente, legalmente non possiamo farlo”.

Sul fronte occidentale, invece, si cerca di rilanciare ottimismo. Barack Obama, pur ammettendo che la missione in Libia è in “una fase di stallo”, sostiene che Gheddafi è ormai sotto pressione e che presto uscirà di scena, nonostante gli ultimi episodi di Misurata. Ottimismo, quello del Presidente americano, che però è accompagnato anche da una significativa ammissione: “La mancanza di soldati sul terreno consente alle forze di Gheddafi almeno di difendere le posizioni attuali, soprattutto quando noi siamo preoccupati per i danni collaterali, le vittime civili.” Parole che tradiscono una frustrazione che inizia a farsi strada fra le pieghe della strategia atlantica. Ad ammetterlo è anche il viceministro degli Esteri tedesco Werner Hoyer: “Questa non sarà una missione breve. è molto più lunga, complicata e impegnativa di quanto qualcuno si aspettava.

Cristiano Marti